Solo un gioco sofisticato? O l'effettiva realtà, invece? Può una donna matura innamorarsi realmente del ragazzo che (pur amandola) la sta ingannando, appunto per attrarla a sé? Elena Sofia Ricci trova che il meccanismo da commedia galante de Le false confidenze, il "gioco" teatrale scritto nel 1735 da Marivaux (e all'Argentina di Roma, con la regia di Arturo Cirillo e la produzione Teatro di Roma, Teatro Nazionale Marche e Teatro stabile di Catania, fino al 3 maggio) sia tutt'altro che un artificio. Svela realtà concrete, invece. "Ed è meraviglioso che affermi delle verità proprio attraverso l'uso delle menzogne".
Il suo personaggio, la ricca vedova Araminte, s'innamora del più giovane Dorante, proprio grazie alle "false confidenze" che egli le fa.
"E questo è ancora oggi di assoluta attualità. Se nel '700 per una donna matura innamorarsi d'un giovane era disdicevole, il pregiudizio ancora resiste per quelle di oggi. Sono sincera: io stessa ho criticato gli amori giovanili di qualche mia amica. Io stessa, nei panni di Araminte, penserei Non si fa, Non sta bene. Ma lei arriva a rivendicare la libertà di amare. E di rifiutare le convenzioni sociali".
Un altro aggancio con l'attualità è nella battuta "Un po' di gelosia è necessaria".
"Sì: la dice il personaggio che cerca di convince Araminte a soprassedere sulla gelosia d'uno spasimante. Ma lei non tollera questo modo di ragionare, ancora ai giorni d'oggi così diffuso. Non vuole scambiare l'amore per il possesso. Certo: non arriva subito a capire il proprio cuore; rimane disorientata, quasi non lo sentisse. Come nella poesia di Stefano Benni La giraffa; che s'è innamorata ieri - dice -. Ma ancora non lo sa".
È l'attualità del "gioco" ad avervi suggerito un'ambientazione moderna?
"Col regista Arturo Cirillo, che non a caso interpreta anche Dubois, cioè il regista degli inganni di Dorante, siamo stati subito d'accordo su una lettura psicologica del testo. Per questo la scena non è realistica, ma ha muri e spigoli che ruotano e avvolgono i personaggi, seguendo le vertigini, i disequilibri dei loro sentimenti. Visualizzandone l'inconscio. Allo stesso modo i costumi sono moderni ma non databili, molto stilizzati.
Nonostante sia paradossale, insomma, Marivaux si rivela molto reale.
"La vita manda all'aria tutte le immagini di sé che ciascuno di noi si è organizzato nel corso dell'esistenza. Araminte è donna dell'illuminismo: tutta razionalità. Ma il sentimento scompagina l'idea che s'era fatta di sé stessa. Altro che paradosso! Quante volte abbiamo detto: se questa cosa che mi è accaduta la raccontassi in un film nessuno ci crederebbe? È la grandezza dei classici".
Una curiosità. Ha visto il ritorno in tv de I Cesaroni?
"No. Recitavo. Però ho mandato loro i miei in bocca al lupo. Noi fummo un vero fenomeno.
Se avessimo potuto prevederlo ora saremmo tutti ricchi: per anni le nostre facce si sono ritrovate su cartelle, quaderni, astucci, panettoni, colombe pasquali... Non so come il pubblico, che certo vorrebbe ritrovare i Cesaroni com'erano, reagirà ritrovandoli come sono diventati. Ma conto sulle new entry. Saranno loro, le nuove star".