È vero che le grandi mostre sono ormai diventate anche un grande business, ma restano pur sempre un fatto culturale, rivolto a un pubblico formato non solo da specialisti ma anche da visitatori di cultura media. Perché allora gli strumenti necessari per avvicinare i fruitori allartista in mostra sono cataloghi super-specialistici, di dimensioni sempre più vicine a un vocabolario (peso sui cinque chili) e di costo elevato? È questa una domanda che si fanno in molti, ma che finora non ha ricevuto alcuna risposta, anche perché non mancano, nonostante tutto, coloro che acquistano questi ingombranti e costosi volumi per esporli sulle librerie come uno status symbol. Resta dubbio però che siano anche in grado di digerirseli tutti, bibliografia e indici compresi.
Qual è allora la soluzione per divulgare la cultura figurativa fra i tanti che frequentano le mostre? Pubblicare, accanto al catalogone per addetti ai lavori, unedizione «minore», con lo stesso bagaglio figurativo, con un testo divulgativo scritto dagli stessi curatori e a un prezzo accettabile, che non superi i 10-12 euro del biglietto dingresso. In altri Paesi dEuropa questo è stato fatto con pieno gradimento del pubblico.
Ma che palla al piede quel catalogo
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