Alì il Chimico, l'«uomo che dovrà morire per quattro volte»

L'Alta Corte di Bagdad commina la quarta condanna all'impiccagione per uno degli innumerevoli cugini di Saddam, passato tristemente alla celebrità per l'uso spregiudicato di gas nervini e altri mefitici intrugli, con i quali aveva fatto fuori 5mila curdi

Chi si ricorda più di «Alì il Chimico»? Alì Hassan al-Majeed, funzionario all'epoca di Saddam Hussein, era passato alla (triste) celebrità internazionale con il soprannome di «Alì il Chimico» a causa delle stragi compiute nel 1988 con il gas. In «virtù» dei suoi mefitici intrugli, morirono circa 5mila curdi, secondo quanto ha riferito nei giorni scorsi un funzionario del tribunale di Bagdad.
Uno degli innumerevoli cugini del Rais, Alì rischia di diventare l'«uomo che morì quattro volte». Un tribunale iracheno lo ha infatti condannato a morte, per l'ennesima volta, mediante impiccagione. Eppure Majeed era già stato condannato a morte in diversi altri procedimenti. L'Alta Corte irachena deve aver pensato che una condanna in più non avrebbe fatto male e, piuttosto che farla finita, l'ha condannato. Nello stesso processo, i giudici iracheni hanno anche condannato l'ex ministro della Difesa Sultan Hashem a 15 anni di carcere per la strage dei curdi a Halabja.
Majeed fu catturato nell'agosto del 2003, cinque mesi dopo che le forze Usa avevano invaso l'Iraq rovesciando il regime di Saddam. Fu condannato per la prima volta all'impiccagione nel giugno 2007 per il suo ruolo nella campagna militare contro l'etnia curda, definita in codice «Anfal», messa in atto dal febbraio all'agosto del 1988. Ma non bastava.Majeed fu poi condannato a morte una seconda volta anche nel dicembre del 2008, per il ruolo che aveva avuto nel reprimere una rivolta sciita scoppiata dopo la guerra del Golfo del 1991. La terza volta, infine, la condanna a morte nei suoi confronti fu spiccata per il suo coinvolgimento nell'uccisione di musulmani sciiti nel 1999. Ora, con la quarta, Alì il Chimico può aspirare di entrare nel «Guiness dei Primati» come l'uomo più «giustiziato» della storia.
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