Enrico Lagattolla
Lospedale San Raffaele è di nuovo sotto i riflettori. Prima lannuncio choc di Don Verzè («feci staccare la spina che teneva in vita un amico, quando a chiederlo è chi vive grazie alle macchine non è eutanasia»), ora unindagine della Procura. Il pubblico ministero Francesco Prete ha aperto uninchiesta sulla chiusura del reparto dedicato alla terapia del dolore, ipotizzando il reato di interruzione di pubblico servizio.
Ieri i carabinieri del Nas hanno acquisito i documenti relativi alla convenzione stipulata tra la Regione e il reparto di Neurologia dellistituto, nella sede di Turro. Carte che sembrano in regola, ma sulle quali la magistratura intende fare chiarezza. L'indagine, infatti, nasce da un esposto presentato il 7 agosto da 21 pazienti del padiglione (per lo più malati cronici o terminali), con cui si denunciava il ridimensionamento del servizio di terapia del dolore svolto dallistituto di ricovero e cura. «Da quello che dicono i pazienti che lo hanno sperimentato sulla loro pelle - spiega il loro legale, lavvocato Giuseppe Badolato -, sembra che di fatto lospedale abbia paralizzato questo reparto: non ricoverano più, non effettuano impianti di pompe ad infusione lenta per somministrare i farmaci».
Quasi un giallo, perché dallospedale fanno sapere di apprendere «con stupore misto ad incredulità» liniziativa della procura. «La notizia, se vera, avrebbe dellincredibile. Da mesi abbiamo comunicato chiaramente alle autorità competenti ai pazienti e alla popolazione, con unintera pagina su un quotidiano nazionale, come stanno realmente le cose: la terapia del dolore al San Raffaele non è per nulla sospesa, anzi». Era il 2 aprile. Attraverso un quotidiano nazionale, lospedale faceva sapere di offrire «terapie anti dolore per i più complicati interventi chirurgici e terapie mirate per pazienti oncologici e malati gravissimi. Lo abbiamo sempre fatto perché crediamo che il dolore debba essere sempre combattuto. Lo abbiamo fatto anche a nostre spese. Continuiamo a farlo ogni giorno, reparto per reparto, con una équipe specificamente dedicata». E torna a ribadirlo ieri. «Lo scorso anno circa 2mila pazienti ricoverati con varie patologie sono stati assistiti dal nostro team specializzato. Questanno il numero e la sofisticazione di questi interventi cresce ancora. Dallinizio di questanno non effettuiamo più nuovi sofisticati impianti di pompe ad infusione lenta; in altre parole non ricoveriamo più nuovi pazienti solo ed esclusivamente per questi trattamenti, fatti salvi specifici casi da valutare singolarmente». Eppure, insiste Badolato , «i pazienti devono cominciare a trovarsi altri centri, lontani magari da casa (al Niguarda, a Pavia o a Varese, ndr), che li prendono in carico adesso, dopo che da diversi anni sono stati seguiti magistralmente da questo reparto».
«I rimborsi per la Sanità sono spesso inadeguati - concludono dallIstituto fondato da don Verzè - ma, se avessimo voluto tenere conto delle sole valutazioni economiche e dei rimborsi avremmo dovuto chiudere molti altri servizi essenziali per Milano e per il Paese. Non lo abbiamo mai fatto, perché non è questa la logica che muove il San Raffaele».