«Ci voleva la Destra per scegliere una donna»

La candidata premier di Storace, da lui definita «il suo uomo migliore»: «Il Pdl vinca da solo, poi noi saremo leali»

da Roma

«Ci voleva la Destra per candidare premier una donna. La sinistra si riempie la bocca di parole come uguaglianza e pari opportunità ma poi alle donne chiude l’accesso ai vertici del potere». I giudizi vengono fuori netti, taglienti come staffilate. A vederla così, determinata e combattiva, si capisce perché Francesco Storace l’abbia definita «il mio uomo migliore». Ovvero Daniela Santanché, il tacco a spillo più macho del Parlamento.
Perché votare Santanchè premier?
«Sarebbe davvero una scelta rivoluzionaria. Abbiamo smentito tutti i pregiudizi sulla destra, da sempre accusata di maschilismo. Faccio un appello a tutte le italiane: votatemi perché le donne sanno fare meglio tutto, anche la politica».
E che cosa farebbe se fosse eletta?
«Occorre cambiare il Paese. Con noi ci sarà tolleranza zero con i clandestini. Non si insegnerà il Corano nelle scuole. Ci saranno aiuti concreti alle famiglie. E non ci saranno bambini con due mamme e due papà. Rimettiamo al centro i nostri valori».
Ma se alle elezioni correrete da soli con questa legge elettorale sarà difficile superare la soglia di sbarramento.
«Non rinunciamo al nostro simbolo perché non siamo interessati alle partite di puro potere. So che rischio di non essere rieletta ma non mi interessa né la poltrona, né lo stipendio. Non voglio essere serva né padrona. Mi gioco tutto perché mi interessa quello in cui credo e questo il mio popolo, il popolo della destra, lo sa bene. Non cancelliamo la nostra identità con un colpo di spugna come hanno fatto altri».
Allude per caso ad Alleanza nazionale?
«È stato sciolto un partito senza neanche fare un congresso. Il popolo della destra è rimasto spiazzato, orfano e invece l’Italia ha bisogno di destra, dei nostri valori: Dio, Patria e famiglia. Non voglio essere moderata a tutti i costi con il rischio di diventare modesta. Il mio sogno è Francesco Storace candidato sindaco a Roma. Teodoro Buontempo alla Provincia e Nello Musumeci alla Regione Sicilia. E lo slogan della nostra campagna elettorale sarà: attenti a quei due».
Veltroni e Bertinotti?
«No, no: Berlusconi e Fini».
Ma queste polemiche non fanno male proprio al centrodestra?
«Guardi io sono tranquilla. Silvio Berlusconi è al 50 per cento, sarà lui a vincere le elezioni. Siamo stati sempre leali con lui e continueremo ad esserlo. Ieri sera (domenica ndr) ho cenato con Berlusconi: l’ho guardato negli occhi e gli ho detto chiaro e tondo quello che penso».
Ovvero?
«È lui che non ci vuole ed è lui che deve dirci se siamo fuori e se i nostri voti gli fanno schifo. Il nostro popolo è pronto a sostenerlo e non vede l’ora di riconoscere Berlusconi come premier.

Io penso che lui sia il migliore e non abbia rivali. Detto questo La Destra non rinuncia al proprio simbolo ed è disposta ad assumersi il rischio di non raggiungere la soglia di sbarramento e dunque di non avere seggi in Parlamento».

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