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Amstel orfana di Pogacar. È l'occasione di Evenepoel

Trent'anni fa vinse l'italiano Zanini: oggi svestirà i panni del ds e seguirà la corsa insieme alla moglie e 28 amici

 Amstel orfana di Pogacar. È l'occasione di Evenepoel
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Fiumi di birra Amstel, che è poi anche fiume, uno dei più famosi dei Paesi Bassi. Non è una classica ma è ormai un classico per il ciclismo. Non è una Monumento, ma per gli olandesi lo è da sessant'anni, da quando vide la luce nel 1966. È la corsa degli olandesi, che ha fatto penare e molto gli italiani che l'hanno vinta nella storia sette volte, la maggior parte nel secolo attuale, l'ultima dieci anni fa con Enrico Gasparotto, unico dei nostri a far doppietta. Degli ultimi vincitori, mancheranno Pogacar, Van der Poel e Van Aert.

Fiumi di parole e di birra, per un mare di chilometri (257 km) e 33 côtes. Uno pronto a festeggiare dopo trent'anni la prima vittoria, l'altro desideroso di rompere il ghiaccio e scrivere il proprio nome anche in questo albo d'oro. Uno è Stefano Zanini,

oggi direttore sportivo esperto della kazaka XDS Astana, squadra che in passato ha avuto corridori del calibro di Vincenzo Nibali, Fabio Aru e il Michele Scarponi. Ieri corridore di buon livello, vincitore tra l'altro di tappe al Giro e al Tour (Parigi, ndc), Zanini è stato soprattutto il primo italiano a iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro dell'Amstel. «Dopo aver diretto i miei ragazzi domenica scorsa alla Roubaix (vittoria di Van Aert su Pogacar, ndc), mi sono preso un fine settimana tutto per me e sono tornato qui in Olanda a festeggiare la vittoria di trent'anni fa ci racconta Zanini, che in quel magico 1996 riuscì anche a vestire per un giorno la maglia rosa -. Sono qui con mia moglie Rossana e altri ventotto amici: siamo in trenta a festeggiare i 30 anni di una vittoria che porto ancora nel cuore».

Partenza da Maastricht, arrivo a Valkenburg. È tutto un mangia e bevi come si dice in gergo. È tutto un su e giù costante e ossessivo, su strade strette e spesso tagliate dal vento, in un toboga esigente e fiaccante. «Arrivai solo, dopo un attacco a pochi chilometri dal traguardo ricorda Zanini -. Mauro Bettin chiuse al secondo posto, convinto però d'aver vinto, tanto è vero che nello sprint con Museeuw alla fine alzò le braccia al cielo: non sapeva che io fossi davanti da solo da un po' di chilometri».

Davanti e da solo, spera di esserci oggi anche Remco Evenepoel, che dopo il terzo posto al Fiandre, alle spalle di Pogacar e Van der Poel, vuole approfittare della loro assenza per colmare un vuoto. Un anno fa il belga si trovò con il solito noto: Pogacar, che attaccò sul Kruisberg. Nel finale il belga riuscì a chiudere il gap, ma allo sprint a sorpresa prevalse il danese Skjelmose davanti al campione del mondo e a Evenepoel (quarto Van Aert a 34, ndr).

Oggi saranno tante le assenze, ma domenica prossima alla Liegi ritroverà Pogacar: scoraggiante? «No, semmai uno stimolo», ha detto nei giorni scorsi il talento belga due volte oro alle Olimpiadi di Parigi.

Al via 175 corridori di 25 squadre: assenti Pogacar, Van der

Poel, Seixas e Van Aert, il favoritissimo è appunto Evenepoel. Sarà sfida con Pidcock e Jorgenson, Laporte e Gregoire, Madouas e Alaphilippe, forse anche con i nostri Andrea Vendrame e Simone Velasco: Skjelmose permettendo.

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