Maggio per gli amanti delle due ruote della fatica vuol dire una cosa sola: tempo di rispolverare le maglie rosa e seguire religiosamente il Giro d’Italia. La gara che segna il culmine della primavera del ciclismo tra le montagne ancora innevate delle Alpi e delle Dolomiti terrà attaccati allo schermo gli appassionati in Italia e in tutto il mondo. Quest’anno la corsa rosa partirà in Bulgaria e vedrà l’assenza dei tre protagonisti dell’appassionante lotta per la maglia rosa nell’ultima edizione ma sicuramente offrirà tanti spunti interessanti. Vediamo quindi chi potrà frenare la corsa di Jonas Vingegaard, i possibili rivali di Jonathan Milan nella battaglia tra i velocisti e le tappe da segnarsi sul calendario.
Meno montagne, una sola cronometro
Basta dare un’occhiata all’altimetria delle varie tappe per rendersi conto che i disegnatori del tracciato dell’edizione 109 del Giro d’Italia hanno deciso di limitare un attimo le salite: i 48.700 metri di dislivello complessivo sono circa 4.000 meno dell’edizione del 2025. La Grande Partenza, per la prima volta in Bulgaria, è abbastanza pianeggiante, nonostante la natura collinare del paese balcanico in una prima settimana che sembra fatta apposta per velocisti e, magari, qualche puncheur vecchio stile. La risalita della penisola proseguirà senza particolari scossoni fino ad una delle salite mitiche della corsa rosa, il Blockhaus, nel cuore della Maiella. sarà la prima occasione per gli uomini classifica di far capire di che pasta sono fatti.
Se la tappa 9 attirerà parecchia attenzione mediatica visto che la cittadina di Punta Marina è stata invasa da stormi di pavoni, l’unica cronometro prevista sulla costa toscana potrebbe dare qualche scossone alla classifica generale. Come da tradizione, le prime montagne vere saranno le Alpi occidentali, con la tappa 14 che si svolgerà completamente in Svizzera: notevole il fatto che, al contrario di quanto visto negli ultimi anni nei vari Grand Tour, non ci saranno tre tapponi alpini consecutivi. Le salite aspre e le difficoltà per chi non mangia pane e salita non mancheranno di sicuro, fino alla tappa regina, ia 19, con tante ascese iconiche, incluso il Passo Giau. La battaglia per la maglia rosa si deciderà sicuramente qui, prima della passerella finale a Roma, dove i velocisti potranno togliersi l’ultima soddisfazione. Un percorso eclettico, forse meno duro rispetto alle ultime edizioni, ma che sicuramente offrirà tanto spettacolo e parecchie sorprese, specialmente se il meteo non dovesse collaborare.

Le tappe da segnarsi sul calendario
Sicuramente la prima settimana del Giro 2026 non sembra in grado di creare sconvolgimenti pesanti e mettere fuori gioco chi punta a far bella figura nella classifica generale. Le cose si movimenteranno parecchio dalla tappa sette, 244 chilometri con arrivo in salita al Blockhaus, la più lunga tappa di alta montagna dal 2021. Su questi 13,6 chilometri all’8,4% di pendenza media non ci sarà spazio per debolezze: la salita che vide nel 1967 la prima vittoria di tappa di Eddy Merckx e la zampata di Francesco Moser nel 1984 su Fignon. Alcune delle rampe superano il 14% di pendenza, abbastanza per costare minuti di ritardo per chi non ci arriverà al meglio della condizione. Quattro anni fa, fu proprio su questa salita che Jay Hindley iniziò a costruire il suo trionfo al Giro d’Italia. L’unica cronometro arriverà alla tappa 10 e non sarà una sfida da prendere sottogamba: se non ci saranno grosse salite al proprio interno, i 42 chilometri di lunghezza saranno una iattura per scalatori e velocisti. A meno di problemi fisici, Filippo Ganna sembra il favorito d’obbligo ma l’australiano della Uae Team Emirates Jay Vine potrà sicuramente dire la sua.
Tra i candidati alla maglia rosa, Vingegaard è sicuramente il più veloce nella gara contro il tempo e potrebbe guadagnare parecchi secondi sui rivali. Per gli amanti delle fughe dalla lunga distanza, occhio alla tappa 14, con la lunga ma non brutale salita verso Pila che potrebbe favorire una fuga organizzata mentre il resto delle tappe alpine vedranno meno tappe “monstre” ma un passo che potrebbe essere difficile da reggere per i non specialisti. Sicuramente la tappa da non perdersi sarà la 19, la “tappa regina” con oltre 5.000 metri di dislivello, la Cima Coppi sul Passo Giau ma anche la lunga e complicata discesa dal Passo Falzarego che potrebbe essere il terreno ideale per un attacco forse decisivo. Se i giochi non saranno ancora decisi, l’ultima occasione per scompaginare le carte arriverà il giorno dopo, con le due ascese del Piancavallo da affrontare. Tutto lascia prevedere che Vingegaard si sarà assicurato la maglia rosa da un pezzo ma, come abbiamo visto l’anno scorso, con le tante cadute e l’abbandono choc del favorito della vigilia Primoz Roglic, non sempre l’etichetta di vincitore annunciato porta fortuna. Una cosa è certa: lo spettacolo e le emozioni non mancheranno di sicuro.
Ha già vinto Vingegaard?
Come due anni fa con Pogacar, nessuno può mettere in discussione il fatto che il favorito d’obbligo per vestire la maglia rosa a Roma sia Jonas Vingegaard. D’altro canto, visto che è arrivato primo o secondo in ogni edizione di un Grand Tour dal 2020, sottovalutare uno dei ciclisti più dominanti del XXI secolo sarebbe impossibile. Almeno sulla carta, il confronto tra il danese e gli altri pretendenti alla vittoria finale sembra davvero impietoso: il capitano della Visma-Lease a Bike è uno scalatore migliore, se la cava molto meglio nelle cronometro ed ha dimostrato negli ultimi anni di essere capace di livelli di concentrazione ed intelligenza tattica inarrivabili per chiunque non si chiami Pogacar. A parte il rischio sempre presente di incidenti o malattie, la domanda vera non è se vincerà il Giro 2026 ma quanti giorni passerà in maglia rosa.
L’avvicinamento del campione danese alla corsa rosa è sembrato perfetto, con le vittorie sia alla Parigi-Nizza che alla Volta a Catalunya e gli allenatori della sua squadra che hanno confermato come Vingegaard ci abbia messo quasi due anni per recuperare del tutto dopo la disastrosa caduta al Giro dei Paesi Baschi del 2024. Ora che ha ritrovato la forma migliore e risolto tutti i problemi fisici, aggiungere la vittoria del Giro ai due trionfi al Tour de France, mostrando alcuni degli strappi devastanti in salita che l’hanno reso famoso, sembra quasi il minimo sindacale per uno con la sua classe. Se l’assenza del suo eterno rivale Pogacar, che ha preferito inseguire il filotto nelle classiche del nord e concentrarsi sul Tour de France era previsto, a facilitare non poco il compito del danese sono arrivati i ritiri di diversi possibili rivali. Joao Almeida, che ha lottato fino alla fine per la vittoria dell’ultima Vuelta, si è ritirato la settimana scorsa, con gli infortuni che hanno tolto dalla competizione altri due ciclisti da tenere d’occhio come Richard Carapaz e Mikel Landa.

I rivali? Pellizzari e Adam Yates
L’assenza di Pogacar, Del Toro e Almeida costringerà la Uae Team Emirates a puntare forte su Adam Yates, una scelta molto saggia, visto che il “super-gregario” ha dimostrato più volte di saper reggere il peso della responsabilità nei Grand Tour. Considerato il successo l’anno scorso del gemello Simon, sottovalutare le possibilità del britannico non è saggio ma a penalizzare le sue chance potrebbe essere il fatto che gli manchi l’esplosività sulle rampe più dure necessaria per reggere gli strappi di Vingegaard. Incredibilmente, però, il rivale più accreditato sembra essere il 22enne Giulio Pellizzari che, dopo il sesto posto del 2025, potrebbe dire la sua nella battaglia per la maglia rosa. Il passaggio alla Red Bull Bora-Hansgrohe ha visto il giovane azzurro crescere in maniera impressionante, usando la sua abilità in salita per aggiudicarsi due tappe e la vittoria nel Tour delle Alpi.
Già l’anno scorso avrebbe potuto fare meglio se non fosse stato costretto a lavorare per Roglic nelle prime due settimane di gara: stavolta a dargli una mano, specialmente in salita, potrebbe esserci l’ex maglia rosa Jai Hindley. Alle spalle di questi due contendenti, c’è un gruppetto di ciclisti molto interessanti ma che, realisticamente, potranno puntare solo ad un piazzamento sul podio o nella top 5 finale. La pattuglia spagnola arriva con buone sensazioni e due potenziali stelle in Enric Mas della Movistar e la maglia rosa 2021 Egan Bernal della Ineos ma, almeno negli ultimi anni, raramente sono stati competitivi per più di qualche tappa isolata. A danneggiare le chances di ciclisti come Michael Storer, Ben O’Connor e Felix Gall è l’oggettiva debolezza delle rispettive squadre, cosa che potrebbe fare tutta la differenza del mondo nell’ultima, brutale settimana di salite. La situazione della Lidl-Trek è interessante: con Milan concentrato sulla classifica a punti, ci sarà spazio per gli exploit di Giulio Ciccone e Derek Gee. Resta da vedere se il 31enne azzurro saprà tenere alta la tensione per rimanere a contatto dei leader della generale più a lungo possibile.
Maglia ciclamino, Milan über alles
A tenere alta l’attenzione e le speranze dei tifosi italiani ci sarà sicuramente la battaglia per la classifica a punti, specialmente visto che il Giro 2026 è sicuramente la gara più attesa da parte dei velocisti. A rendere davvero intrigante la lotta per vestire la maglia ciclamino a Roma è la differenza degli stili dei protagonisti al via. Pochi mettono in dubbio il fatto che l’uomo più veloce nel peloton sia l’azzurro Jonathan Milan: dopo la vittoria nella classifica a punti del Tour dell’anno scorso, il pistard italiano sarà il nemico pubblico numero uno di ogni altro velocista, marcato stretto dai treni delle altre squadre. Lo stile di uno dei suoi possibili rivali, l’americano Paul Magnier, è sicuramente diverso ma il 22enne texano della Soudal Quick-Step ha accumulato un numero di vittorie impressionante ad inizio carriera. L’anno scorso, ad esempio, solo Pogacar ha fatto meglio di lui: d’altro canto, però, il velocista americano è al suo secondo Grand Tour in carriera e potrebbe avere qualche problema dovuto all’inesperienza.
La Unibet Rose Rockets, squadra al debutto in una corsa a tappe, ha messo a punto un treno davvero interessante, guidato dall’esperto e astuto Dylan Groenewegen: la squadra allenata da un vecchio marpione come Marcel Kittel è molto attiva sui social e non ha nascosto di voler dire la sua già nella Grande Partenza di venerdì. Nonostante il tracciato di questa edizione del Giro d’Italia abbia ben sette chiare opportunità per gli specialisti delle volate, due di queste tappe vedranno lo sprint preceduto da salite piuttosto importanti. Tenuto conto del fatto che ci saranno parecchi punti in palio nei tanti traguardi volanti delle varie tappe, ciclisti più completi come Kaden Groves della Alpecin Premier-Tech o lo stesso Tobias Lund Andresen della Decathlon potrebbero complicare la vita a Milan e ai velocisti puri.
Non è detto che basti per rovinare la festa al campione azzurro ma sicuramente questa battaglia tra i ciclisti più esplosivi in gara potrebbe contribuire a mantenere alta l’attenzione dei tifosi, specialmente se, come previsto, la battaglia per la maglia rosa potrebbe decidersi ben prima del crescendo finale sulle Dolomiti.