Sulle piste che diedero i natali sciistici ad Alberto Tomba, Jonas Vingegaard prende lo skilift e risale leggero. Non si deve dannare l'anima per vincere la seconda tappa in questo Giro. Non deve agitarsi per recuperare tempo al portoghese Eulalio sempre in rosa -, che gli concede una quarantina di secondi, deve solo pensare a gestire le sue forze, tanto la maglia è lì e la prenderà quando sarà il momento. «Sapevo che era un traguardo alla mia portata ha spiegato il danese che ora è a 2'24 dalla maglia rosa -. Sono felice per il mio team, che ha controllato molto bene ogni situazione, poi io ho finalizzato
al meglio il mio lavoro». Elementare nella sua esposizione. Chiaro nelle sue intenzioni: vincere il Giro senza strafare, anche se ha la possibilità di fare il pieno di vittorie, visto che di traguardi montani ce ne sono ancora cinque e non si riesce a vedere chi lo possa impensierire appena la strada comincia a salire. C'è solo da sperare che non voglia fare il cannibale, ma visto che due anni fa Pogacar di tappe ne vinse 6, perché lui dovrebbe essere da meno?
Meno va il nostro Giulio Pellizzari, che a Corno alle Scale scivola indietro. Giornata negativa per il giovane talento azzurro. Giornata di fatica che in parte medica, perdendo comunque un minuto e mezzo. Il suo compagno di squadra, Jay Hindley cerca di tenere su la bandiera Red Bull e chiude al 9° posto, ma in generale è comunque ai piedi del podio. Di più meritava l'altro Giulio, Ciccone, che all'attacco ci va e vede svanire il suo sogno di vittoria a 2 km dal traguardo. «Oggi era una un po' difficile riuscire a centrare il successo ha spiegato l'abruzzese della Lidl Trek -, perché la Decathlon non ha lasciato
andare la fuga: non volevano che ci entrassi io.
Appena ho avuto l'occasione, ci ho riprovato, ma sapevo come sarebbe andata a finire». Oggi il Giro riposa in Versilia: si ripartirà domani con la 10a tappa, l'attesissima cronometro Viareggio-Massa, 42 chilometri completamente pianeggianti: e Vingegaard potrebbe finalmente vestirsi di rosa.