La Cina che decolla a Milano

Non c'è da stupirsi se, nella scia della grande spedizione Cina, il governatore del Lazio Marrazzo abbia chiesto all'Alitalia di trasferire dalla Malpensa a Roma il volo per Shanghai. Purtroppo, non ci sarebbe da stupirsi neppure se, negli ambienti governativi, questa domanda trovasse qualche appoggio, o se nella stessa Alitalia la proposta fosse presa in considerazione, specie se alla sua guida dovesse arrivare davvero Basile, attuale direttore generale degli Aeroporti di Roma. Ma - sul piano commerciale - la nostra compagnia di bandiera non potrebbe prendere decisione più sciagurata: il 70 per cento dei biglietti per la metropoli cinese vengono infatti venduti a nord della Linea Gotica e trasferire l'origine di questo volo ormai vitale per i nostri rapporti con la Cina a Roma avrebbe il solo effetto di indurre molti passeggeri del nord a viaggiare via Parigi, Londra o Francoforte.
Se vogliamo davvero incrementare i nostri affari con la Cina (e i Paesi limitrofi) l'aeroporto milanese non dovrebbe essere minacciato di assurdi scippi politici, ma grandemente potenziato. Da Malpensa infatti partono ogni anno con voli diretti oltre un milione di passeggeri per l'Estremo Oriente - con un aumento del 23% sullo scorso anno - mentre altri 600mila sono costretti a partire via altri hub europei. Già oggi, cioè, la domanda supera largamente l'offerta. Delle principali destinazioni della regione si riesce infatti a raggiungere senza scalo solo Shanghai, Tokio e Osaka (Alitalia), Bangkok (Thai) e Singapore (Singapore airlines), mentre mancano ancora i pur richiestissimi voli per Pechino, Seul, Taipeh, Hong Kong e Kuala Lumpur. Palazzo Marino e il Pirellone si facciano perciò subito sentire: con buona pace del signor Marrazzo, la strada del business orientale passa da Milano, non da Roma.
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