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Michael Jackson: il mostro che manca nel biopic è la macchina giudiziaria

Michael Jackson: il mostro che manca nel biopic è la macchina giudiziaria
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Che abbia incassato 217 milioni di dollari cambia poco “Michael” è stato stroncato dalla critica giustamente, spesso però anche per le ragioni sbagliate. Cito, tra le tante, la recensione di Peter Bradshaw sul Guardian, secondo la quale il film sarebbe stato censurato e ripulito dalle parti più “disturbanti”, e anche, sempre sul Guardian, quella di Jesse Hassenger, che parla di un “biopic codardo”. Idem Forbes, sul “dark side” rimosso, e il Washington Post, e tante altre testate.

Non in quanto il film sia brutto (sembra un costoso karaoke in cosplay), piuttosto perché è disturbante aver lasciato fuori ciò che disturbava, solo che parliamo di due “disturbanti” diversi. Quel disturbante andava messo dentro, sì, ma non certo dando ancora spazio alle accuse, casomai allo stupro che ha subìto Michael Jackson dal 1993, con una serie interminabile di processi, perquisizioni, arresti, linciaggi mediatici, profanazione perfino di quella che era il riscatto abitativo della sua infanzia, la maestosa Neverland. Tutte accuse, guarda caso, sempre intrecciate a richieste milionarie di risarcimento (se Michael fosse stato un muratore nessuno lo avrebbe denunciato), da cui è stato assolto completamente nel 2005, in un processo che durò quattro mesi.

Il “lato oscuro”? Sì, quello degli approfittatori, e della violenza di chi lo ha trasformato in un mostro (continuano ancora oggi, sui social che sono ancora peggio, siccome ci sono due foto con Epstein, che ha foto con chiunque), e il mostro è quello che gli ha fatto tanto la giustizia penale americana e quanto la giustizia sommaria dei tabloid e degli haters con la bava alla bocca. Un biopic dove di bio c’è poco, una sequenza di pic da cartolina, e non manca il mostro. Ci si mette anche il regista Dan Reed: “si racconta la storia senza menzionare il fatto che fosse accusato di essere un molestatore di minori”, no, casomai manca la macchina mostruosa delle accuse che ha distrutto una delle più grandi pop star di tutti i tempi. Il vero dark side, il vero materiale tragico, è stata proprio la devastazione di un enorme artista assolto e tuttavia per sempre condannato dallo sguardo pubblico e ancora post-mortem.

Vale anche, in modo diverso, per Bohemian Rhapsody, il biopic sui Queen, incassò oltre 900 milioni, con il merito di aver fatto conoscere i Queen ai più giovani, con il demerito, anche lì, di non essere riusciti a rappresentare il vero Freddie Mercury (fermandosi al 1985, lasciando fuori il disturbante che nel caso di Freddie era anche il lato del mito reale, quando colpito dall’AIDS ha continuato a produrre capolavori fino a pochi mesi prima della morte, nel 1991, lasciando ai Queen il celebre “li finirete voi dopo”).

Alla fine i veri biopic su Michael e Freddie li vedete fuori dal film, in filmati reali che trovate su YouTube, che sembrano più cinematografici dei film, succede a chi diventa irrapresentabile anche nel privato, quel carisma anche nei backstage e nelle riprese quotidiane che non può essere incarnato da nessun attore.

Come disse proprio Freddie, “non voglio diventare una rock star, diventerò una leggenda”. A proposito: nell’ambiente circolano voci (anche di Rudi Dolezal e Brian May) di un possibile seguito di Bohemian Rhapsody, così come di un seguito di Michael. Vi prego, no. Fate biopic su di voi.

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