Il cinismo batte il Superenalotto

Il Superenalotto ha fatto bene alle casse dello Stato e male alla psicologia di molti scommettitori italiani, portati a pensare che senza il possibile colpo grosso non valga la pena di scendere in campo. Situazione ben rappresentata dal gioco ante-post, molto frequentato anche dai giocatori di grande taglia che grazie alle ricoperture («bancando» a quote più basse o puntando sulle poche alternative credibili) guadagnano anche dagli scostamenti durante la stagione e non solo dai pronostici azzeccati. Dopo il quattro a zero nel derby la quota scudetto dell’Inter è scesa da 1,90 a 1,75, mentre l’impresa dell’Olimpico ha fatto calare la Juventus da 3,00 a 2,75. Essendo insensato pensare che fra 36 giornate campione d’Italia possa diventare una terza squadra, il cinico «pro» della situazione potrebbe tuttora giocare 15mila euro sull’Inter e 10mila sulla Juventus. In caso di trionfo di Mourinho a maggio incasserebbe 1250 euro netti, nel caso dicesse bene a Ferrara invece 2500. Al di là poi del fatto che chi ha preso posizione la settimana scorsa a 1,90 ed a 3,00 potrebbe chiudere in attivo la sua stagione già oggi. È ovvio che il banco avrà un profitto solo se sarà capace di allettare il pubblico con grandi quote, ispirando ragionamenti del tipo «Il Genoa è un’ottima squadra, perché non giocarlo a 100?». I soldi rastrellati da questa massa eternamente perdente ma sempre allettante (Fiorentina a 66, Napoli a 150 e così via) quasi sempre superano l’utile aggregato dei sistemisti: se così non fosse non esisterebbero i bookmaker.
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