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"Circle mirror transformation" di Binasco: cambiare vita grazie a una scuola di teatro

Con il testo di Annie Baker, un successo in tutto il mondo

"Circle mirror transformation" di Binasco: cambiare vita grazie a una scuola di teatro
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Valerio Binasco è un attore-regista sempre in cerca di qualcosa di nuovo, sia tra gli autori italiani che stranieri, assecondato da Filippo Fonsatti, direttore del Teatro Stabile di Torino. Oggi è la volta di Annie Baker, giovane autrice americana (1981) che con "Circle mirror transformation", in scena al Teatro Strehler, da oggi al 3 Maggio, ha riscosso un grande successo in tutto il mondo. A dire il vero, come altre colleghe e colleghi, che non vogliono rimanere solo autori, Annie Baker ha varcato le soglie della regia, tanto che si può dire che ormai, in teatro, bisogna essere multidiscplinari, benché i risultati non siano sempre convincenti. C'è da registrare, però, la continuità di un teatro americano che, sempre sulla scia di Miller e Williams, va in cerca delle problematiche che riguardano la profondità dell'essere umano.

In "Circle mirror transformation", la Baker ha immaginato l'incontro di quattro sconosciuti che, per alleggerire i loro problemi esistenziali, hanno deciso di iscriversi a un corso serale di recitazione, non tanto perché vogliono diventare attori, quanto per provare un modo diverso di relazionarsi con gli altri. Scegliere una scuola serale è un gesto di libertà rispetto alle scuole diurne che sono obbligatorie, se statali, e che seguono delle regole ben precise. Nella scuola serale di Marty, le scelte sono motivate.

Ebbene, Valerio Binasco è partito proprie dal perché la si sceglie, sin dalla prima lettura del testo, con una Compagnia di cui fanno parte Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Marta Trenta e lo stesso Binasco. La prima risposta appare molto semplice: forse fuggono da qualcosa, da un passato che non accettano, da un presente complicato, oppure da loro stessi, a causa di amori sbagliati, del vuoto affettivo, di uno stato di inazione, o dalla incapacità di dialogo. Qualcuno avrà detto loro che esiste un "teatro che cura", e hanno deciso di mettersi in prova.

Noi conosciamo la funzione sociale del teatro, lo si fa con i carcerati, con i malati di mente, con chi ha problemi di comunicazione, perché non dovrebbero farlo anche loro? Il pubblico si trova dinanzi a personaggi che hanno, alle spalle, matrimoni falliti, difficoltà sentimentali, oltre che di lavoro, sconfitte professionali e familiari. Annie Baker sa scegliere le sue creature, le colloca, attraverso i sui testi, in luoghi alquanto chiusi, come piccole stanze, cliniche, cinema abbandonati, dentro i quali confrontano le loro sconfitte. Lo spazio che ha ideato per "Circle mirror transformation" è quello di una scuola di recitazione, ben scenografata da Guido Fiorato, uno spazio quasi metafisico, alquanto allettante per coloro che lo frequentano, con parecchi luoghi deputati, ricco di oggetti, utili per gli esercizi, a cominciare dai cerchi (circle), quelli dell'hula hoop, per intenderci, dagli specchi, (mirror), di piccole pedane.

L'autrice non ha intenzione di utilizzare la formula del "Teatro nel teatro", né quella del metateatro, la sua ambientazione riguarda semplicemente il locale di una scuola serale. Binasco ha puntato tutto sulla recitazione degli attori, ben sapendo che il teatro non dà delle risposte definitive ai richiedenti.

Ha, inoltre, evidenziato il minimalismo della scrittrice con cui ci aiuta a capire o a intuire la parte profonda della vita dei personaggi. Nessun realismo, nessuna psicologia, ma soltanto il saper percepire le loro ferite.

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