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Alberi sani nel giardino condominiale? Chi può decidere di tagliarli e come

La giurisprudenza considera il verde comune parte del patrimonio condominiale: dal principio dell’unanimità al ruolo dell’amministratore, ecco quando il taglio è legittimo e quali rischi corre chi decide senza le necessarie autorizzazioni e perizie tecniche

Alberi sani nel giardino condominiale? Chi può decidere di tagliarli e come

Gli alberi presenti all’interno dei giardini condominiali rischiano spesso di diventare oggetto di discussione tra condòmini. C’è chi li considera un valore aggiunto, capace di rendere più vivibile il complesso e migliorare la qualità della vita, e chi invece li vede come una fonte continua di problemi: foglie da raccogliere, insetti, ombra sui balconi, radici che sollevano la pavimentazione, o ancora, il timore che durante un temporale qualche ramo possa cadere.

Così, sempre più frequentemente, accade che nelle assemblee compaia una proposta destinata ad “accendere gli animi”: abbattere gli alberi presenti negli spazi comuni.

In realtà, dal punto di vista giuridico, la questione è molto meno semplice di quanto possa sembrare. Quando gli alberi sono sani, infatti, eliminarli non equivale a una normale manutenzione del verde e, soprattutto, non sempre basta una votazione a maggioranza per procedere. Vediamo perché.

Il verde condominiale non è un semplice arredo

La legge e la giurisprudenza considerano ormai gli alberi parte integrante delle aree comuni del condominio. Non si tratta soltanto di elementi ornamentali, ma di beni che contribuiscono al decoro architettonico, all’identità dello stabile e perfino, come vedremo più avanti, al valore economico delle singole unità immobiliari.

In molti complessi residenziali il giardino rappresenta uno degli elementi caratterizzanti dell’edificio, soprattutto quando le alberature sono presenti da decenni e definiscono l’aspetto complessivo del condominio.

Per questo motivo la Corte di Cassazione, insieme con diverse pronunce dei tribunali di merito, ha assunto negli anni una posizione sempre più rigorosa sugli abbattimenti. Secondo un orientamento ormai consolidato, eliminare alberi sani significa incidere su un bene comune e alterare il godimento collettivo degli spazi condominiali.

Non a caso, recenti sentenze (come la numero 586/2026 del Tribunale di Potenza) hanno ribadito che l’abbattimento di alberature sane può richiedere addirittura l’unanimità dei condòmini.

Il principio dell’unanimità

Il motivo è semplice: il taglio definitivo di un albero sano non viene considerato una normale attività di gestione, ma una vera e propria innovazione che modifica stabilmente una parte comune. Ed è proprio qui che entra in gioco l’articolo 1120 del Codice Civile, che vieta le innovazioni in grado di compromettere il godimento delle parti comuni o alterarne il decoro.

Secondo tale orientamento, eliminare alberi sani significa distruggere una componente del patrimonio comune che contribuisce non solo all’estetica, ma anche al valore economico dell’intero stabile. Di conseguenza, una delibera approvata a semplice maggioranza rischia di essere nulla. In pratica, se non esistono reali esigenze tecniche, o motivi di sicurezza documentati, la decisione dovrebbe essere condivisa da tutti i condòmini, raggiungendo i cosiddetti 1.000 millesimi.

Non confondere il taglio con la manutenzione

Naturalmente occorre distinguere l’abbattimento dalla normale manutenzione del verde. L’assemblea può infatti deliberare a maggioranza interventi di potatura, contenimento delle chiome, cure fitosanitarie o opere di messa in sicurezza. Rientrano nella gestione ordinaria anche gli interventi necessari per evitare che rami invadano balconi o facciate.

La situazione cambia, però, quando la potatura diventa così drastica da compromettere la sopravvivenza della pianta, o da alterarne definitivamente la forma. In questi casi, come accade con la cosiddetta “capitozzatura”, la giurisprudenza tende ad assimilare l’intervento a un abbattimento parziale, facendo riemergere la necessità dell’unanimità.

Quando basta la maggioranza

Esistono però situazioni in cui il taglio può essere deliberato con le normali maggioranze previste dal Codice Civile. Accade quando l’albero rappresenta un pericolo concreto, oppure quando una perizia tecnica certifica problemi strutturali o fitosanitari. Se la pianta è malata in modo irreversibile, instabile o le radici stanno danneggiando tubature, fondamenta o pavimentazioni, l’intervento rientra nella manutenzione straordinaria. In questi casi può bastare la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno 500 millesimi.

Ed è proprio qui che assume un ruolo centrale la documentazione tecnica. Una relazione agronomica o fitostatica diventa fondamentale per dimostrare che il taglio non nasce da semplici fastidi soggettivi, ma da esigenze reali e documentabili.

Il ruolo dell’amministratore

In questo contesto, l’amministratore si trova spesso nel mezzo, tra richieste opposte e interessi contrastanti. Molti condòmini pensano che possa decidere autonomamente di abbattere alberi presenti nelle aree comuni, ma non è così. Salvo casi di urgenza assoluta, come ad esempio il rischio imminente di crollo dopo un nubifragio, l’amministratore non può procedere autonomamente al taglio di alberature sane.

Il suo compito è piuttosto quello di verificare la situazione, acquisire eventuali perizie tecniche, controllare la presenza di autorizzazioni comunali necessarie e sottoporre la questione all’assemblea in modo corretto e trasparente.

In presenza di un pericolo immediato, invece, l’amministratore può intervenire senza preventiva delibera, fermo restando l’obbligo di riferire poi alla prima assemblea utile.

Attenzione alle autorizzazioni comunali

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato dai condòmini: il rapporto con i regolamenti comunali. Molti Comuni hanno introdotto norme specifiche per la tutela del patrimonio arboreo urbano. Per alcune essenze, o per alberi di determinate dimensioni, l’abbattimento richiede autorizzazioni preventive; in presenza di vincoli paesaggistici, poi, le procedure diventano ancora più rigide.

In alcuni casi, anche quando il taglio è legittimo per motivi di sicurezza, il condominio può essere obbligato al reimpianto di nuove essenze oppure al pagamento di sanzioni compensative. Anche sotto questo profilo l’amministratore ha una responsabilità importante, perché deve verificare che il condominio operi nel rispetto delle normative locali, evitando interventi che potrebbero esporre tutti a multe o contenziosi.

Il valore economico del verde

Il tema, comunque, non riguarda soltanto ambiente e decoro. Diversi studi immobiliari evidenziano infatti come la presenza di alberature mature e giardini ben curati possa aumentare sensibilmente il valore delle abitazioni. In alcuni casi il verde condominiale può incidere fino al 10-15% sul valore commerciale degli appartamenti.

Abbattere alberi sani senza sostituirli significa quindi non soltanto impoverire il contesto estetico e ambientale, ma anche incidere indirettamente sul patrimonio economico dei condòmini.

I rischi per chi sbaglia

Una delibera approvata a semplice maggioranza per eliminare un albero sano può essere impugnata da qualunque condòmino. Questione decisamente delicata perché, secondo molti orientamenti, si tratterebbe di una delibera nulla e non semplicemente annullabile. Questo significa che potrebbe essere contestata anche oltre i normali termini di trenta giorni previsti per l’impugnazione delle delibere assembleari.

Il condòmino contrario potrebbe chiedere il ripristino dello stato dei luoghi e persino il risarcimento dei danni.

Per questo motivo, prima di “mettere mano alla motosega” per ragioni estetiche o per semplici comodità, è bene ricordare che il verde condominiale (e il verde più in generale) non è un dettaglio marginale. È un patrimonio comune protetto dalla legge, dal buon senso e, sempre più spesso, anche dalla crescente sensibilità ambientale della giurisprudenza.

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