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Caro carburante, a rischio anche i traghetti per le isole: chi paga il conto più salato

Se lo Stretto di Hormuz continuerà a rimanere chiuso a farne le spese non saranno soltanto i voli aerei: quali sono gli scenari per il trasporto marittimo

Caro carburante, a rischio anche i traghetti per le isole: chi paga il conto più salato
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Oltre alla sempre più plausibile contrazione della disponibilità di carburante nelle prossime settimane, quello a disposizione vale già “oro”. Cosa significa? Un inevitabile aumento dei prezzi per spostarsi e viaggiare da e per le isole del Mediterraneo con biglietti più salati per navi e traghetti.

L’allarme sul trasporto marittimo

Dunque, non è soltanto un problema che riguarda i voli aerei ma anche il trasporto via mare. A lanciare l’allarme, nei giorni scorsi, sono state Assarmatori e Confitarma spiegando che il sempre più scarso apporto di carburante dal Medio Oriente con la chiusura dello Stretto di Hormuz ha inevitabili ricadute su questo settore. “Il trasporto marittimo, e nello specifico il comparto dei traghetti, è un elemento essenziale per garantire la continuità territoriale in un Paese come l’Italia che vanta la più larga popolazione insulare d’Europa con oltre 6,5 milioni di persone”, hanno spiegato al Corriere della sera il presidente di Confitarma, Mario Zanetti e il presidente di Assarmatori, Stefano Messina.

Da questo punto di partenza è stata inoltrata una richiesta al governo affinché possa venire in soccorso. Al quotidiano è intervenuto l’amministratore delegato di Ngv (Gruppo Msc), Matteo Catani, il quale ha spiegato chiaramente che nonostante la “continuità di fornitura di carburanti è garantita” grazie a contratti consolidati con i partner, “il problema del costo del carburante è reale e non lo nascondiamo. A livello di settore, le associazioni di categoria sono in dialogo con il governo per valutare misure di mitigazione, come già avvenuto in altri comparti del trasporto”.

Cosa può succedere in Sardegna

Una delle mete più gettonate d’estate è la Sardegna ma l’allarme è scattato già ben prima. Con l’assottigliamento, sempre più importante, delle forniture, i costi di trasporto sono già lievitati fino a tre volte il periodo precedente la chiusura di Hormuz. Ciò significa che l’isola potrebbe trovarsi sia a corto di voli aerei, almeno negli scali più piccoli come quelli di Alghero e Olbia per favorire maggiormente il capoluogo, Cagliari, e contemporaneamente un aumento dei prezzi per i biglietti di navi e traghetti.

Non è un’ipotesi così remota, poi, un allungamento dei tempi di percorrenza abituali di alcune rotte marittime per risparmiare carburante: i ritardi, a quel punto, potrebbero arrivare anche a due ore in

più rispetto alla norma. Insomma, scenari foschi per nulla campati in aria. Il trimestre estivo, o gran parte di esso, dipenderà dalle prossime settimane sperando in uno sblocco definitivo della situazione in Medio-Oriente.

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