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Prima casa trasformata in immobile di lusso, ecco quando rischi col Fisco

Apportare delle modifiche a un immobile può significare anche cambiare la categoria di riferimento dello stesso

Prima casa trasformata in immobile di lusso, ecco quando rischi col Fisco
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Fare dei lavori in casa e apportare delle modifiche alla struttura originaria può significare in alcuni casi incrementare il valore della stessa, modificarne la categoria di riferimento, magari trasformandola in un immobile di lusso, e incrementare di conseguenza l’importo delle imposte da dover versare al Fisco: ecco perché negli ultimi anni c’è stata una stretta da parte dell’Agenzia delle Entrate per scovare i contribuenti che abbiano evitato intenzionalmente di dichiarare questi interventi, alla ricerca di potenziali evasori fiscali.

Come detto, la legge italiana prevede l’obbligo di dichiarare in ogni caso i lavori fatti in casa, dal momento che le migliorie potrebbero tradursi in un aumento delle tasse da pagare: che si tratti di costruire piscine o di creare ulteriori pertinenze, il rischio è sempre lo stesso, ovvero quello di versare all’Erario meno di quanto le modifiche apportate richiederebbero.

Partiamo ad esempio dalla piscina, un elemento che di per sé, a differenza che in altri Paesi europei, non viene tassato come bene di lusso: ciò nonostante, incrementa il valore dell’immobile a cui va ad aggiungersi, e non si tratta di un elemento da sottovalutare. Anche se di solito una piscina si associa a ville e case signorili che già rientrano nelle categorie “di lusso” A/1, A/8 e A/9, per le quali si paga l’Imu anche se risultano abitazioni principali, non è sempre così.

Fermo restando che la realizzazione di una piscina interrata deve essere sempre comunicata al Catasto per i motivi sopra citati, si viene a concretizzare un aumento della rendita catastale: anche per abitazioni non di lusso questa può infatti aumentare tra il 10% e il 20%. Dato che l'Imu viene calcolato sulla rendita rivalutata, l'importo da pagare sale in modo proporzionale. Ma il passaggio a “immobile di lusso” avviene in modo automatico?

Ciò dipende in larga parte dalla superficie: se è superiore a 80 mq, l’abitazione rischia di rientrare in categoria A1/A8, con tutto quello che un passaggio del genere comporta a livello fiscale. Se si parla di dimensioni inferiori, l’impatto è limitato e, pur aumentando la rendita catastale, è più difficile che questo passaggio si concretizzi.

Anche aggiungere delle pertinenze alla propria abitazione può comportare un aumento del valore della stessa: si distinguono tre categorie, ovvero la C/2 (cantine, soffitte, solai, depositi, magazzini), la C/6 (rimesse, autorimesse, scuderie e stalle) e la C/7 (tettoie chiuse o aperte). La regola, ai fini dell’Imu, è che ciascuna casa possa aver associate tre pertinenze, purché riferibili a tre differenti categorie catastali, e questo anche nel caso in cui l’immobile non sia collegato fisicamente ad esse. Se ci si trova in una situazione del genere, tali pertinenze non aumentano il valore dell’immobile ma sono valutate come proprietà distinte.

Nel caso in cui, al contrario, esse siano collegate in modo diretto fisicamente allo stabile si viene a realizzare questo incremento: quando la pertinenza viene unita catastalmente ("graffata") alla casa principale, creando un'unica unità immobiliare, il valore complessivo aumenta sia per il Fisco che sul mercato. L’ampliamento della metratura della casa può determinare non solo il pagamento di un’Imu più alta, ma anche quello della stessa Tari, dal momento che la quota fissa si valuta proprio sulla superficie calpestabile espressa in metri quadri.

Nessuno è al sicuro, dato che per stanare i potenziali evasori fiscali l’Agenzia delle Entrate sta ricorrendo sempre più spesso alle moderne tecnologie: utilizzando

attivamente droni e immagini satellitari, potenziati dall'intelligenza artificiale, è oggi possibile individuare modifiche non dichiarate agli immobili, difformità catastali e "case fantasma" (ovvero quelle non registrate).

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