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Certificazione unica: cos’è, come si legge e cosa fare se ci sono errori

Gli aspetti chiave da tenere a mente quando si riceve e legge la Certificazione unica

Certificazione unica: cos’è, come si legge e cosa fare se ci sono errori
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Manca poco più di una settimana alla ricezione, da parte di lavoratori dipendenti, collaboratori o assimilati - oltre che dei pensionati da parte ma dall’Inps - , della Certificazione unica, il documento fiscale che segna il primo passo della stagione della dichiarazione dei redditi.

Entro il prossimo 16 marzo, infatti, i datori di lavoro dovranno inviare all’Agenzia delle entrate e ai propri collaboratori o pensionati la Cu, che riassume, fondamentalmente, quanto il contribuente ha “guadagnato” nell’anno d’imposta precedente.

Questo documento è essenziale, quindi, per procedere nei prossimi mesi alla compilazione della dichiarazione 730 o del Modello Redditi Pf (Persone Fisiche); saperlo leggere è fondamentale anche per verificare che tutto combaci effettivamente in termini di importi percepiti.

Vediamo meglio come funziona.

Come leggere la Certificazione unica

Nel documento (un esempio è disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate) sono presenti codici, sezioni e voci che spesso richiedono l’aiuto di un commercialista o di un esperto contabile per essere pienamente compresi. Tuttavia, per alcune aree è comunque importante capire di cosa si tratta.

Tra queste, in primis, il quadro relativo ai redditi, che riporta gli importi percepiti nel corso del 2025 e le relative ritenute. Per questa voce è fondamentale controllare la corrispondenza tra la somma indicata e l’ammontare totale delle buste paga percepite.

Un’altra voce importante da individuare nel documento riguarda le ritenute, cioè l’ammontare dell’Irpef che è già stato trattenuto nel corso dell’anno nelle buste paga e che, essendo già stato versato, verrà scomputato dal calcolo finale degli importi dovuti dal contribuente.

Altro dato che è buona prassi controllare, è quello dei familiari a carico; in caso di errori, ad esempio, nel codice fiscale inserito il 730 Precompilato non caricherà le relative detrazioni.

Infine, è utile controllare la voce relativa ai giorni lavorati: se il contratto o la prestazione hanno coperto l’intera annualità sarà indicato il numero 365. In caso contrario, nel calcolo si perderà una parte delle detrazioni da lavoro dipendente, con un conseguente aumento dell’importo dovuto. Questo punto è importante soprattutto per chi nel corso dell’anno scorso ha avuto più contratti brevi o ha percepito la Naspi.

Cosa fare in caso di errori

Qualora si riscontrino delle incongruenze, è fondamentale informare il proprio datore di lavoro, che dovrà provvedere a emettere una CU sostitutiva, da inviare telematicamente anche all’Agenzia delle Entrate.

Un altro aspetto riguarda invece il caso di invio tardivo o mancato della Certificazione. In questa situazione si può verificare l’avvenuta trasmissione da parte del datore di lavoro accedendo al sito dell’Agenzia delle Entrate con il proprio SPID, nella sezione del cassetto fiscale. Può accadere, infatti, che la CU venga inviata all’Agenzia ma non al lavoratore. Qualora, però, non risultasse alcun invio, sarà necessario sollecitare il sostituto d’imposta.

A differenza dei lavoratori, i pensionati non ricevono la Certificazione che può essere comunque richiesta inviando una mail pec, o più semplicemente entrando sul sito dell’Inps attraverso lo Spid o recandosi ad un Caf o esperto contabile.

Infine,

per gli autonomi la scadenza per l’invio del documento è traslata; difatti, il sostituto d’imposta ha tempo per l’invio telematico all’Agenzia delle Entrate fino al 31 ottobre, data ultima per l’invio del Modello Redditi.

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