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Fisco, via ai controlli incrociati: 395mila verifiche con l’algoritmo

L’anomalia non nasce dal caso ma dai numeri: ricavi, spese, fatture elettroniche e flussi Iva alimentano gli alert che aprono l’istruttoria, spesso con una richiesta di chiarimenti. In parallelo pesa il concordato biennale e il richiamo di Strasburgo sulle garanzie

Fisco, via ai controlli incrociati: 395mila verifiche con l’algoritmo
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Il Fisco archivia la fase dei controlli impostati in modo più tradizionale e apre un ciclo diverso, fondato su scelte mirate. Da quest’anno sono previste 395 mila verifiche complessive: 320 mila accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e 75 mila controlli mirati della Guardia di Finanza, come indicato dal Piao, il Piano integrato di attività e organizzazione. Il punto non è solo quante verifiche verranno fatte, ma come: la selezione punta a essere guidata da dati e algoritmi, con un sistema che lavora in modo continuo.

La regia tecnologica e il ruolo di Sogei

Al centro dell’impianto c’è Sogei, la società informatica del ministero dell’Economia, che ogni giorno incrocia un numero molto elevato di archivi informativi: oltre 200 banche dati. Dentro ci finiscono dichiarazioni fiscali, conti correnti, spese, fatture elettroniche e flussi Iva. L’obiettivo non è un controllo indistinto, ma intercettare profili di rischio coerenti e far emergere scarti difficili da spiegare tra ciò che viene dichiarato e ciò che i dati raccontano su movimenti e comportamenti economici.

Isa e anomalie

Il sistema continua a poggiare sugli Isa, gli Indicatori sintetici di affidabilità, che assegnano alle partite Iva un voto da 1 a 10. Con punteggi pari o superiori a 8 si rientra tra i soggetti ritenuti affidabili, con minore esposizione ai controlli e con vantaggi premiali, come l’esonero dal visto di conformità per compensare crediti Iva fino a 70 mila euro. Sotto il 6, invece, cresce la probabilità di finire in una selezione per approfondimenti. A far scattare l’attenzione sono soprattutto squilibri evidenti: ricavi troppo bassi rispetto a costi strutturali elevati, affitti importanti, organici numerosi o spese non compatibili con quanto dichiarato. E spesso l’avvio non è subito un atto formale, ma una richiesta di chiarimenti: ignorarla può irrigidire rapidamente la procedura.

Il richiamo europeo sui conti

Per chi vuole ridurre l’esposizione alle verifiche più invasive, nel 2026 resta centrale il concordato preventivo biennale: definire in anticipo con il Fisco il reddito su cui pagare le imposte nei due anni successivi, ottenendo in cambio una forte attenuazione dei controlli più penetranti.

Sullo sfondo, però, arriva un limite indicato da Strasburgo: la Corte europea dei diritti dell’uomo richiama l’Italia sulla necessità di ridurre la discrezionalità nell’accesso ai conti bancari, chiedendo motivazioni puntuali e garanzie di difesa già nella fase istruttoria. La direzione dei controlli resta digitale e sempre più mirata, ma il nodo, ora, è tenere insieme efficacia investigativa e tutele.

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