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La solitudine del condomino: oltre la metà degli italiani chiede il ritorno della presenza fisica degli amministratori

Tra bilanci complessi e il senso di isolamento dei residenti, l’efficienza dei software gestionali non basta più a colmare il vuoto lasciato dall'assenza: l'urgenza di una gestione di prossimità che rimetta i rapporti umani, l’ascolto e la conoscenza reale dello stabile al centro di ogni decisione

La solitudine del condomino: oltre la metà degli italiani chiede il ritorno della presenza fisica degli amministratori
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L’Italia è un Paese di proprietari di case, ma nel 2026 il rapporto con la gestione dei propri immobili attraversa una fase critica. Le più recenti analisi consolidate dell’Osservatorio Changes Unipol, elaborate da Ipsos, scattano una fotografia spietata: oltre un italiano su due (52%) si dichiara apertamente insoddisfatto del proprio amministratore. Si tratta di un dato strutturale che non riguarda più solo i costi, ma una profonda crisi di fiducia e di comunicazione che scuote la convivenza civile.

​La solitudine del condomino: un problema di ascolto

​Il malcontento nasce da carenze relazionali che i cittadini non sono più disposti a tollerare. Dalle indagini Ipsos emerge infatti che il 36% dei condomini critica la scarsa capacità propositiva del proprio professionista, mentre il 34% percepisce una distanza siderale tra le proprie necessità quotidiane e l'azione dell'amministratore.

​In un mondo iper-connesso, il professionista è paradossalmente diventato un "fantasma". Questa "solitudine del condomino" ha un impatto diretto sulla qualità della vita: quando il cittadino percepisce l'amministratore come un'entità astratta, la fiducia crolla e nasce il conflitto.

​La voce degli esperti: "Il condominio non è un file Excel"

​Per invertire la rotta, è necessario rimettere al centro il fattore umano. Su questo punto sono categorici gli esperti di Amministratore a Domicilio, realtà che ha fatto della presenza fisica e della reperibilità costante la propria missione.
​"Oggi assistiamo a una pericolosa burocratizzazione del ruolo," spiegano i professionisti di Amministratore a Domicilio. "Molti colleghi tendono a gestire tutto da remoto, barricati dietro software gestionali che, per quanto efficienti, non possono sostituire l'occhio umano. Un amministratore che non cammina nei corridoi, che non osserva lo stato dei cornicioni o che non incrocia gli sguardi dei residenti, non sta amministrando: sta solo archiviando documenti. Noi crediamo che il condominio sia un organismo vivente fatto di persone, non un semplice insieme di codici fiscali e tabelle millesimali. Per questo la nostra filosofia è quella di 'abitare' lo stabile insieme ai proprietari, tornando a essere una figura di prossimità".

​Il valore della reperibilità: esserci nei momenti critici

​La reperibilità, che le rilevazioni dell'Osservatorio Changes indicano come problema grave per il 45% degli intervistati a Milano e il 42% a Firenze, non è solo un obbligo professionale, ma un presidio di civiltà.
​"La vera rivoluzione oggi non è digitale, ma relazionale," proseguono gli esperti. "Quando una persona ha un’infiltrazione o un guasto improvviso, non cerca un PDF caricato in cloud alle tre del mattino. Cerca una voce autorevole che risponda, che sappia rassicurare e che intervenga con pragmatismo. L'ascolto attivo è il primo strumento di risoluzione dei problemi: spesso un condomino arrabbiato cerca prima di tutto riconoscimento. Vuole sapere che la sua preoccupazione è stata presa in carico da un essere umano che conosce il suo palazzo quanto lui, se non meglio".

​Superare il muro della diffidenza

​L'approccio "a domicilio" nasce proprio dall'esigenza di abbattere queste barriere.
​"Andare incontro alle persone significa anche accogliere le fragilità di chi vive il palazzo," concludono i professionisti di Amministratore a Domicilio. "C'è l'anziano che ha bisogno di una spiegazione a voce perché non usa lo smartphone, c'è la giovane coppia che esige risposte rapide. Solo la presenza fisica permette di calibrare la comunicazione e costruire quel clima di reciproca fiducia che previene le liti. Un amministratore che 'ci mette la faccia' e che è disponibile a incontri diretti trasforma la percezione del suo ruolo: da 'costo subito' a 'valore investito' nella cura della propria casa".

​Il futuro della gestione immobiliare in Italia sembra tracciato: unire l'efficienza manageriale a un ritorno alla sensibilità "artigianale" del rapporto umano. Il mercato sta premiando chi ha la capacità di riconnettersi con il tessuto sociale degli stabili.

La sfida per le famiglie italiane sarà proprio questa: smettere di cercare il preventivo al ribasso per cercare invece il professionista più presente. Perché, come dimostrano i dati, l'assenza dell'amministratore è un costo sociale ed economico che nessuno può più permettersi di pagare.

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