Clandestino espulso ma lo mandano nel Congo sbagliato

Uno strafalcione degno della «Pupa e il secchione». Solo che a fare sfoggio di ignoranza grassa in quanto a geografia sono i responsabili delle espulsioni della Questura di Milano, che due settimane fa hanno riaccompagnato un clandestino in Africa. Azione meritoria, se non fosse che per distrazione lo hanno spedito nel Congo sbagliato.
La storia - pubblicata negli scorsi giorni sui quotidiani del Triveneto - è di quelle fantozziane, o più semplicemente una storia arci-italiana farcita di pressapochismo. Protagonista è il 45enne congolese Mamito Kinsendia, da anni regolare residente ad Aviano, in provincia di Pordenone. Tre settimane fa, in seguito a una vicenda di maltrattamenti in famiglia, gli era stata revocata la carta di soggiorno e - in quanto irregolare - Mamito era stato accompagnato prima al centro di identificazione ed espulsione a Gradisca d’Isonzo, poi in quello di Milano. Qui, la Questura si era subito messa al lavoro, eseguendo a tempo di record l’espulsione. Ma purtroppo, essendo in Italia e non in Svizzera, la precisione è un concetto astratto. Ed ecco dunque che il volo Milano-Brazzaville di Mamito e della scorta si conclude con la sorpresa: una rapida scorsa ai suoi documenti e le autorità della Repubblica del Congo (ex Congo francese) si accorgono che Mamito non è un loro conterraneo, bensì cittadino della confinante Repubblica Democratica del Congo (ex Congo belga). Morale, di Mamito a Brazzaville non ne vogliono sapere e lo rispediscono - scorta compresa - a Milano.
Lo sballottato clandestino, rispedito come un pacco per 5.558 km a spese dello Stato italiano, si ritrova all’ombra della Madonnina e ha 5 giorni per lasciare l’Italia. Senza un euro in tasca. Logico dunque che Mamito si rifugi di nuovo ad Aviano, dove viene arrestato per violazione dell’ordine di espulsione. Ora attende il processo per direttissima e il nuovo rimpatrio. Sperando che la Questura di turno si premuri stavolta di comprare un atlante aggiornato e di rimandarlo nel Congo esatto, quello che un tempo era conosciuto come Zaire. Giusto per non correre il rischio di spedirlo in qualche altro Stato scomparso da decenni, tipo la Rhodesia, il Biafra o l’Alto Volta.

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