Code alla stazione? Il disoccupato organizzato ruba il lavoro a Trenitalia e ti risolve i problemi

Conosce prezzi e orari come l’ufficio informazioni: in pochi secondi il biglietto è fatto. Così mette insieme un salario e aiuta i viaggiatori spesso obbligati a fare lunghe code

Code alla stazione? Il disoccupato organizzato  
ruba il lavoro a Trenitalia e ti risolve i problemi

Il lavoro può essere un treno che parte. Senza doverci necessariamente salire su. La destinazione non conta, la stazione si chiama «fantasia», «intraprendenza», «necessità», il tutto potrebbe volgarmente definirsi «arte di arrangiarsi».
Michele ha 33 anni, professione disoccupato, senza lavoro come tanti, come pochi ha trovato il modo di sopravvivere.

Non fa la pubblicità al Glen Grant, ma rappresenta lo spot di ciò che funziona e di quello che no. Sorriso educato, modi affabili, poche pretese incarna la versione minimalista della «privatizzazione all’italiana».
Michele è un abusivo, per la legge addirittura il suo mestiere è reato, la polizia un poco lo tollera, la gente in realtà ne ha bisogno. Lui si è procurato un mercato di nicchia, sopperisce alla carenze delle Fs.
Milano centrale, ore 8.30. Diciotto moderni sportelli ma soltanto otto addetti seduti in biglietteria. In tempo di esodi e controesodi la fila man mano si allunga, il malumore sale. Il treno sta per partire, troppo tempo per fare il biglietto. Ed ecco spuntare lui, jeans e maglietta. «Signori, vi ricordo che potete utilizzare la biglietteria automatica».

Mannaggia, la solita infernale macchinetta. Si impiega più tempo a capire come funziona che a restare in coda.
Ma il ragazzo è rassicurante. Un professionista. «Non si preoccupi, se vuole l’aiuto io». L’angelo salvatore, tra valige, figli da tenere d’occhio, la paura del borseggio. Michele somiglia davvero a un dipendente di Trenitalia, gli manca solo la divisa. Ti affidi a lui con fiducia.

Sa tutto, è un ufficio informazioni che non parla la lingua metallica del computer. Disponibile, perfetto steward di terra. «Quanti siete, dove andate, a che ora volete partire? Oggi è l’ultimo giorno di offerte per i bambini, sul Freccia Rossa e sul Freccia Bianca viaggiano gratis... Se vuole risparmiare le consiglio questo interregionale». Eccetera. Fa tutto lui: meglio che in biglietteria. Ti guida e si gira dall’altra parte quando digiti il codice bancomat. Solo alla fine si permette, mentre lo ringrazi, pudico, quasi con vergogna: «Se vuole lasciarmi qualcosa». «Ma lei non è delle Fs?».

«No, sono un disoccupato, sto qua per raggranellare qualche soldo».
Quanti? «Trenta-quaranta euro al giorno. Mi bastano per sopravvivere e dividere l’affitto di casa». Michele abita alle porte di Milano, da sei mesi non ha più un lavoro ufficiale. E si è adattato. Parla bene l’inglese, quando gli capita un francese riesce a capirlo. E soprattutto ad aiutarlo.

Costa poco, meno che andare in agenzia o prenotare telefonicamente il biglietto, Michele. Lui non fa prezzi.
«C’è chi mi lascia un euro, chi due, chi niente. Non mi arrabbio, fa parte del gioco», racconta. Cinque ore di lavoro al giorno che quando poliziotti o carabinieri sono arrabbiati finiscono ancora con le tasche al verede. «Un po’ di tempo fa mi hanno sequestrato gli 8 euro e 16 centesimi che avevo guadagnato. E poi mi hanno multato: cinquecento euro». Capo d’accusa, raccolta fondi non autorizzata. Passano accanto due agenti Polfer, lo ignorano. Una guardia giurata lo guarda invece di traverso. Michele abbassa gli occhi. Vuole evitare guai, accetta l’umiliazione e ormai è quasi mezzogiorno.

La giornata da precario abusivo è finita. Al suo posto arriverà qualcun altro.
Fuori dalla Stazione bivaccano protettori dalla pelle color pece e dagli abiti pacchiani. Sorvegliano i movimenti delle loro ragazze. Dall’altro lato dello scalo si prepara la fiera dell’est, dove si comprano sigarette amare arrivate dall’ex muro e si trovano ragazze, donne e anziane pronte ad ogni commercio. Dalla badante alla prostituta. Mentre per due soldi Michele lavora. Nell’Italia dei sogni il posto se l’è guadagnato: uno così non meriterebbe un lavoro vero in biglietteria?

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