A colpi di rap contro Fidel: l’opposizione la fanno i cantanti

Le giovani band "hip hop" affidano alla musica messaggi politici. E il partito fa finta di non sentire

A colpi di rap contro Fidel:  
l’opposizione la fanno i cantanti

Ai tempi in cui nacque Fidel Castro, sull'isola di Cuba impazzava il ritmo del son, mentre il jazz muoveva i suoi primi passi. Nel 1959, quando il Líder Maximo prese il potere destituendo il dittatore Fulgencio Batista, le anche dei cubani si muovevano al tempo del mambo e del cha cha cha. Musica di intrattenimento e di conquista amorosa, tutt'altra cosa rispetto a quanto ascoltano ora i giovani cubani che anche ieri hanno avuto negli occhi le celebrazioni dell'83° compleanno di Fidel e nelle orecchie le note hip hop dei numerosi gruppi attivi sulla scena musicale locale. Un genere, il rap, che c’è chi ha ormai eletto a unica opposizione, benché lirica, al regime con i suoi testi critici clandestini. Una voce fuori dal coro più potente dei blog, capace di scansare la censura con maggiore facilità. E se la blogger Yoani Sanchez, complice l’impossibilità per il cubano medio di accedere a internet, è molto più famosa all'estero che nel suo Paese, le giovani band hip hop sono dei miti per i ragazzi dell'Avana come di Santiago.
La musica dei ghetti a stelle e strisce arrivò alla fine degli anni Ottanta ad Alamar, nella periferia dell'Avana dove meglio si ricevevano le radio da Miami. Ora il rap, dopo l'esplosione dei Novanta, si muove, come quasi tutto sull'isola, su due binari: uno legale, l'altro clandestino. Da una parte le canzoni popolari, scritte per guadagnare quei 30 dollari mensili riservati ai musicisti, eseguite nelle occasioni ufficiali, con i testi che alcuni rapper meno rebeldes infarciscono anche di riferimenti al Che o a José Marti. Dall'altra parte i versi più critici nei confronti del sistema. Una controinformazione registrata di nascosto, nei retrobottega o nelle case insonorizzate alla bene meglio. I cd circolano solo tra amici fidati, di mano in mano. Dai microfoni partono raffiche di parole che si scagliano contro la violenza della polizia, il razzismo, le spie, la prostituzione dilagante o il sistema della doppia moneta. Non mancano il desiderio degli oggetti di consumo occidentali o la voglia di superare l'aburrimiento, quella noia che pervade spesso la vita dei giovani cubani, tra giornate sempre uguali e carenza di prospettive. Critiche dirette o altre volte velate in testi ambigui, dove le diverse letture si sovrappongono.
La scena all'Avana è ricca e vivace e qualcuno è già riuscito a farsi notare all’estero: dalle cantanti Telmary e Yusa ai gruppi Obsesion, Primera base, Los reyes de la calle, Alto Voltaje, Free Holes Negros, Doble Filo e Interactivo. Nei locali dei quartieri periferici i rapper si confrontano in contest settimanali a colpi di rime al vetriolo contro la burocrazia, le ingiustizie quotidiane e lo stesso Fidel. Il Partito comunista cubano tutto vede e tutto registra, ma per il momento preferisce chiudere un occhio. Anzi, il Pcc ha creato l'Agenzia cubana di rap con tanto di etichetta discografica e riviste per dare libero sfogo ai giovani.
Da Guantanamo, nella parte opposta dell'isola, arriva uno dei gruppi più conosciuti: i Madera Limpia. Il duo formato da Yasel Gonzalez Rivera e Gerald Thomas Collymore registra i suoi album per un'etichetta tedesca. Nei loro testi si parla di noia e sporcizia in città. Ma cosa si nasconde dietro a queste parole? «Qui ognuno è in grado di decifrare che cosa si nasconde dietro i testi», sostiene Yasel che, al contrario di molti suoi colleghi scappati durante le tappe dei loro tour all'estero, afferma di non avere alcuna intenzione di lasciare Cuba. «Io non la lascerò mai, perderei tutta l'ispirazione e il materiale per i miei testi».

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