Il commento Forse adesso la Casa Bianca cambierà toni

di Fiamma Nirenstein

Non sono molte, negli anni, le dichiarazioni in cui la fantasmatica voce di Osama Bin Laden fa menzione di Israele; anzi, per molti anni la sua attenzione stragista è stata molto più concentrata sui crociati (i cristiani) anche se associati ritualmente agli ebrei in generale (siamo infedeli tutti quanti), sull’Occidente blasfemo e peccatore oppressore dell’Islam e soprattutto incarnato dagli Usa, e sulla parte infedele che macchia la Ummah Islamica, i moderati rinnegati da riconquistare con la forza alla Sharia secondo Osama. Ai tempi dell’11 di settembre Gerusalemme era un elemento marginale per Al Qaida. Oggi invece, in questo messaggio, diventa centrale, anzi, retrospettivamente, a sentir lui anche le Twin Towers sono state distrutte per difendere la giusta causa dei palestinesi, anzi, con balzo retroattivo, per aiutare la povera gente di Gaza, assediata da Israele.
Il messaggio è rivolto però non ai governanti di Israele, ma direttamente a Obama: che cosa significa? Le risposte sono molteplici, ma tutte parte della medesima strategia: quella di un vigliacco terrorista che vuole terrorizzare il mondo sfruttando le debolezze dell’opinione pubblica. Obama durante la sua ormai famosa intervista a Time in cui ammetteva di aver compiuto svariati sbagli, ha anche detto di aver fatto gravi errori in Medio Oriente: «È un problema intrattabile - ha detto -... abbiamo sovrastimato la nostra capacità di persuaderli (israeliani e palestinesi ndr) a impegnarsi in un dialogo significativo mentre la loro politica li porta ad altro». Una affermazione che è stata certo una leccornia per Bin Laden: il presidente Usa che ammette di aver sbagliato è la seconda puntata del presidente che va al Cairo e cita «il santo Corano» 15 volte, che si inchina fino a terra davanti al re saudita, che vuole chiudere Guantanamo, che annuncia la partenza dall’Irak, che porge la mano all’Iran e non si decide a sanzioni dure, che decide di far processare i terroristi dell’11 settembre con processo civile e non militare a New York. Ovvero, comunque il resto del mondo lo giudichi per questo comportamento politico, per il mondo estremista il grande capo della fazione opposta, quella Occidentale, che si comporta così, è né più né meno, univocamente, che un avversario debole.
Qualsiasi studioso di Islam lo confermerà, persino Bernard Lewis, il più grande. La lettura di Al Qaida della politica di Obama è questa: una breccia aperta su cui picconare. Del resto, fu proprio l’idea che il nemico sovietico in Afghanistan fosse ormai fragile che spinse avanti i talebani fino al ritiro russo, e che poi li fece proclamare la vittoria come il primo passo verso la conquista dell’intero mondo occidentale fatiscente. Dunque, Osama bin Laden si sente al secondo passo, quello in cui l’America con un presidente debole, se martellato senza tregua, può avviare il nostro mondo al secondo crollo. Ma attenzione: Bin Laden con questo suo nuovo messaggio, compie una doppia operazione. Perché il mondo dei musulmani moderati, quello degli egiziani, o dei giordani, ha simpatia per Obama a causa delle sue aperture e della sua storia personale: guardate, dice dunque loro Bin Laden con questo messaggio, se avrete un buon rapporto con gli Usa, il vero Islam vi sarà contro, i Fratelli Musulmani, Hamas, gli hezbollah, tutti i veri credenti vi terranno nel mirino, come fece la Fratellanza con Sadat.
Ma perché Osama parla di Israele e dell’amicizia degli Usa per lo Stato ebraico, per altro in un momento di non facile dialogo fra i due? Perché Israele, e soprattutto Gaza, è sempre la migliore carta propagandistica che un terrorista oggi possa utilizzare. Bin Laden ha inforcato, parlando dell’amicizia fra Usa e Israele e accusando Israele di ogni colpa verso i palestinesi, il migliore strumento di consenso. Questo è infatti il cavallo al galoppo dell’intero impero politico e dei media, l’Onu, le Ong, la maggior parte delle Tv internazionali, i palestinesi stessi nella loro incessante e indiscriminata aggressione verbale contro Israele qualsiasi cosa faccia, la riuscita propaganda legata al rapporto Goldstone sulla questione di Gaza come vittima di Israele e non del gruppo terrorista che la domina, Hamas... tutto questo è ottimo nutrimento per Al Qaida. Per svuotare questo bacino di acqua sporca che ha ormai rivoli in tutto il mondo, ci vuole un lavoro lungo e difficile. Forse però il fatto che le stesse stupidaggini aggressive che dice Bin Laden echeggino i discorsi banali di ogni giorno su Gaza, sulla lobby americana, sulla sofferenza palestinese a fronte di un mondo crudele, potrebbe mettere finalmente in guardia qualcuno.
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