Il commento L’opposizione arruola i guardiani del diritto

Quanto sono bravi i costituzionalisti di sinistra: garantisti secondo convenienza e quando comoda loro.
Apprendiamo dall’appello di Repubblica che l’emerito Gustavo Zagrebelsky è stupito e preoccupato dalle intimidazioni di Silvio Berlusconi alla libertà d’informazione del quotidiano. Non bastasse il professore è meravigliato del fatto che vi siano avvocati disposti a dare forma alle dittatoriali pretese del Cavaliere, determinando in tal modo la perdita di credibilità e di serietà del diritto. Infatti nel distorto intendimento di questi signori anche la giustizia è ad esclusivo servizio della lotta politica progressista con l’unico obiettivo di abbattere il premier. Questi non deve avere nemmeno la possibilità di formulare richieste danni nel caso in cui si senta diffamato. Zagrebelsky & C. toglierebbero a Berlusconi anche i diritti civili in barba alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che sbandierano a proprio tornaconto. Che poi un giurista rivolga ad un collega l’accusa di difendere interessi che non collimano con i suoi, ciò è scandaloso. L’unico giuramento richiesto all’avvocato ad inizio carriera è quello di perseguire ideali di verità e giustizia. Per il resto il professionista è libero di assistere chi crede dietro corresponsione di un emolumento a meno che la sinistra non intenda dirci anche quali diritti siano meritevoli di tutela giurisdizionale e quali no.
I soloni del Pd, più o meno consapevolmente, scadono nel solito vizietto del doppiopesismo. Il diritto perde di credibilità perché Berlusconi chiede i danni a Repubblica e un azzeccagarbugli si presta a farlo? Suvvia signori, il quotidiano in questione è sicuramente importante strumento di diffusione della vulgata democratica, ma che una querela alla velina progressista possa addirittura abbattere le fondamenta della giustizia, mi sembra eccessivo anche per i preparatissimi giuristi di comodo rosso.
Gli italiani poi nell’ultimo decennio hanno assistito ad un vero e proprio scempio della giustizia: dai ribaltoni supportati dai costituzionalisti democratici lesti a modificare i loro stessi manuali pur di sostenere la scalata governativa sino alle toghe rosse pronte ad ammanettare un’intera classe politica tranne la brigata di Botteghe Oscure. L’avviso di garanzia a un presidente del Consiglio in pieno consesso internazionale recapitato dal Corriere della Sera non ha fatto carta straccia delle più elementari norme a garanzia dell’imputato? Nessun democratico fa appelli o banchetti per chiedere le dimissioni di De Magistris dopo che costui è stato eletto a Bruxelles finché era sottoposto ad indagini, sebbene lo stesso blaterasse che gli indagati non dovrebbero candidarsi? Non vi si ritorce lo stomaco a raccontare sempre mezza verità e ad usare il diritto come una clava da piegare ai vostri obiettivi politici? Con quale coraggio si attacca un avvocato che fa il suo mestiere in nome e per conto del sig. Silvio Berlusconi? I giuristi rossi usano il diritto al pari dei fotomontaggi di qualche signorina di facili costumi: strapazzato e modellato alle loro subdole esigenze.
Caro Zagrebelsky, difenda i militanti di Repubblica nelle aule giudiziarie e non con appelli insensati, perché il giornale di capitan Scalfari non è intoccabile, sebbene siate maestri nell’uso disinvolto e a intermittenza della morale e del diritto. A Berlusconi potrete aver tolto qualche ragazzotta di torno con le vostre inchieste di altissimo profilo giornalistico, ma nessuno potrà mai sopprimere la facoltà di esercizio dei propri diritti ad un cittadino italiano. Sbaglio o eravate voi a sostenere che il premier dovesse difendersi nei processi e non dai processi? Faccia lo stesso Repubblica e si difenda nel merito invece di lanciare appelli da vergine offesa. Egregio professore, lasci perdere il collega che fa esclusivamente il suo lavoro e per farlo non deve certo venire a chiedere l’autorizzazione a qualche luminare democratico. Non si dia poi troppa pena per il diritto perché la Costituzione è defunta da parecchio tempo: almeno da quando un comunista è diventato primo ministro con un magheggio giuridico e il suo tacito consenso.