Antonella Aldrighetti
Cè un clima «arroventato» in viale Tirreno per la protesta di piazza degli operatori sanitari dellhospice San Francesco Caracciolo che reclamano, alla regione Lazio, il pagamento dei rimborsi delle rette. Sabato mattina, però, il malcontento di medici e infermieri che manifestavano in strada sè andato a scontrare con quello dei commercianti che da giorni si lamentano delloccupazione dellarea antistante la clinica imputando, ai camici bianchi, le cospicue perdite sugli incassi quotidiani. Ma ecco che la lamentela ha sfiorato un episodio di guerriglia urbana durante il quale unoperatrice sanitaria, dopo essere stata spintonata a terra, è rimasta contusa al torace, alla spalla e al ginocchio. Prognosi: dieci giorni. «Speriamo pure che - riferisce Giuseppina Caminiti, portavoce del personale sanitario - non vi siano complicazioni visto che la collega è portatrice, ad entrambe le ginocchia, di protesi. Non comprendiamo il disappunto dei commercianti contro la nostra protesta: qui per noi cè in gioco il posto di lavoro. Se la clinica fallisce restiamo tutti in mezzo alla strada assieme alle nostre famiglie». E in mezzo alla strada rimarranno comunque fino a venerdì quando rappresentanti di clinica ed ente territoriale dovranno sedere dinanzi al prefetto Achille Serra per cercare di risolvere il contenzioso. «Chiediamo almeno - dicono quelli della Caracciolo - che il ritardo dei pagamenti delle rette mensili invece di protrarsi fino a 9 mesi venga ridotto almeno a 4 mesi o, al massimo, 5. Un termine che ci potrà consentire di sopravvivere». Riuscirà la giunta ulivista a «elemosinare» quei quattro mesi di spettanze e consentire allhospice di continuare a espletare la funzione che ricopre anziché piegarsi al fallimento? Cè chi, per risolvere la controversia, invoca lintervento del sindaco come primo responsabile cittadino della sanità e, nel tono e nelle parole, non cè affatto sarcasmo.
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