Concerto a Berlino, una dura carezza poetica

Storia d'amore e reportage narrativo. L'ultimo lavoro di Francesca Viscone, giornalista e scrittrice, racconta di muri visibili, di Berlino, di barriere che non si vedono. "Sono felice per il crollo del muro. Un muro di mattoni si fa presto a buttarlo giù. Ma gli altri?"

Concerto a Berlino, una dura carezza poetica

Milano - Storia d’amore, di amicizia e attraversamenti, reportage narrativo ma anche fiction e romanzo, Concerto a Berlino di Francesca Viscone (Città del sole edizioni) è "una carezza poetica", ma anche un racconto duro, che nulla concede allo stereotipo del Sud bello e solare e a quello del crollo del muro come festa infinita. Come binari paralleli scorrono le vite di Piera e di Christian, e mentre sembra che l’amore e i sogni possano vincere, il tempo veloce della Storia spazza via tutto ciò che incontra. A questa duplice corsa, verso la memoria del passato e l’ansia del futuro, si contrappone "il non tempo della Calabria": un incantesimo avvolgente, un’eco insistente anche dentro le vicende dell’Europa, come scrive Luigi Bianco, con "quel suono di nenia", che "arriva dalle antiche frasi in dialetto, quel vivere non vivere e fuggire e ritornare, quell’illusione di felicità che ti porta l’infanzia delle fiabe".

Così scrive l'autrice: "Qui sono straniera. Mi piace sapere che da qualche parte la gente è felice. Adoro la massa festante. E vedere le cupe uniformi dei Vopos girare per strada impacciate e non più minacciose, mi piace. Mi piace la gente su quel muro, le sue risate e il suo pianto, i trabi che bloccano il traffico.
Ma questa volta non sento il bisogno di correre dentro la Storia. E' accaduto. Accade. Io non sono di qui e nessuno mai lo dimentica. Qualcuno oggi lo ha ribadito, per spiegare a me e a se stesso la mia scarsa euforia per il crollo del muro. Sbaglia. Io sono anche di qui. È proprio perché sento di appartenere a tanti posti che sono straniera. Sono straniera dentro perché nulla mi possiede totalmente. Sono felice per il crollo del muro. Un muro di mattoni si fa presto a buttarlo giù. Ma gli altri? Quelli che non si vedono? Ne costruiranno di nuovi, più grandi e invisibili…
"

Francesca Viscone è giornalista e scrittrice. Racconta storie di piccole comunità, come in Le porte del silenzio (La Mongolfiera), dedicato al  borgo medievale di Badolato, sullo ionio. Nel saggio La globalizzazione delle cattive idee. Mafia, musica, mass media, (ed. Rubbettino), premio speciale "Itaca 2007", ha descritto l’immaginario collettivo mafioso nelle canzoni di ’ndrangheta e nella stampa internazionale.

 

 

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