Al via la Conferenza sul clima Pausa sul protocollo di Kyoto

La Conferenza sui cambiamenti climatici di Durban prende il via tra lo scetticismo. Usa, Giappone e Russia propongono un rallentamento sul protocollo di Kyoto

Al via la Conferenza sul clima Pausa sul protocollo di Kyoto

La prima giornata della Conferenza Internazionale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite sul clima, che si sta tenendo a Durban, in Sud Africa, inizia tra lo scetticismo generale. La Conferenza si sta concentrando in questo momento sul tema della riduzione delle emissioni di gas serra, ma la speranza di raggiungere i risultati che ci si aspetta dalla Conferenza è infatti minata dalla mancanza di un accordo politico e dalla situazione economica internazionale.

Sul tavolo anche l'ampliamento del protocollo di Kyoto e il Fondo verde per il clima e proprio questo preoccupa maggiormente, visto lo stanziamento di 100 miliardi di dollari per aiutare i Paesi in Via di sviluppo a crescere in modo sostenibile, sul quale le prime lamentele erano già arrivate alla Conferenza sui cambiamenti climatici (Cop16) di Cancun. La dotazione è considerata infatti assolutamente insufficiente rispetto alle necessità. Alberto Zoratti, di Fair, organizzazione equosolidale presente a Durban contestualmente alla Ret internazionale Climate Justice Now!, ha commentato lo stanziamento previsto, sottolineando come sia "meno di un decimo di quello che i soli Stati Uniti hanno stanziato per salvare le banche". Una scelta che ribadisce "un disimpegno globale" e mostra chiaramente come "la finanza sia più importante dei destini di un intero pianeta".

Zoratti ha poi commentato la necessità di "un accordo concreto e vincolante", per sconfiggere "gli impatti del cambiamento climatico, già evidenti" e che "colpiscono in primis le comunità più fragili". Impatti climatici che sono visibili in diversi eventi, dalle recenti inondazioni in Thailandia, alla siccità devastante che sta colpendo il Corno d'Africa e le zone del Pacifico e che impongono decisioni in tempi rapidi.

Secondo il dipartimento dell'energia di Washington, le emissioni di gas climalternati nel mondo hanno raggiunto nel 2010 un aumento del 6%, assolutamente inaspettato, soprattutto a fronte della crisi economica, che doveva teoricamente avere come "effetto collaterale" la riduzione delle emissioni. Ad essere a rischio, nella situazione attuale, sono milioni di piccoli produttori, conclude Zoratti. Produttori che si trovano soprattutto "nelle zone più povere, come l'Africa Subsahariana".

E se la questione relativa al Fondo appare complicata, lo è anche la situazione del prolungamento del protocollo di Kyoto. La soluzione che sembra la più probabile in questo momento è l'adozione di un regime transitorio che duri da qui al 2020, al quale sia affiancata la costruzione di un accordo a livello globale sulla riduzione dell'emissione di gas serra, ma la partita rimane aperta anche per quanto riguarda il trasferimento delle migliori tecnologie disponibili, la cooperazione internazionale e gli strumenti finanziari, nonché la lotta alla deforestazione. E si fa più probabile l'idea, sostenuta da Stati Uniti, Giappone, Russia, India e Brasile, tra i maggiori inquinatori mondiali, per una pausa di riflessione che duri fino al 2015. Ma i Stati delle Piccole Isole, tra i più colpiti dai cambiamenti climatici, minacciano di boicottare i negoziati se non si parlerà in termini chiari di una diminuzione delle emissioni.

Le priorità italiane riguardano politiche ambientale per la salvaguardia ambientale e sviluppo sostenibile.

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