Il confronto va bene ma criticare Musso significa fare come Fini

Il confronto va bene ma criticare Musso significa fare come Fini

Un sano e aperto dibattito tra i lettori de «il Giornale» sul prossimo sindaco e dintorni è sicuramente una cosa buona, giusta e stimolante. Trovo invece quantomeno inopportune le larvate critiche alla candidatura del Sen. Musso a sindaco da parte di esponenti del Pdl, dimenticando che la sua ricandidatura, dopo l'ottimo risultato del 2007, fu lanciata da Claudio Scajola ben due anni fa, e riproposta più volte, l'ultima in chiusura della recente campagna elettorale, sempre con il plauso unanime del Pdl. È quantomeno «originale» che si contesti Fini che a Roma rema contro le decisioni di Berlusconi e del partito, poi qui ci si prende la piena libertà di contestare le ripetute indicazioni del ministro Scajola e del coordinamento metropolitano.
Alcuni politici del centrodestra improvvisamente, un minuto dopo la conclusione delle regionali, al posto di una sana riflessione sulle ragioni della sconfitta e le possibili strategie di rilancio si sono dedicati a demolire il nostro candidato, con le critiche più svariate, che provo a riassumere e a commentare.
Prima critica: «Musso ha già perso una volta, come Biasotti, e quindi è un candidato debole». L'equazione è da dilettanti allo sbaraglio, per due ragioni:
- Biasotti fu sconfitto da governatore uscente, con alle spalle cinque anni di governo della Regione che l'elettorato ha evidentemente bocciato (sbagliando, a mio avviso), preferendogli Burlando, che pure non era un mostro di appeal elettorale;
- Musso fu «inventato» quattro mesi prima del voto, pescandolo direttamente dalle aule universitarie e buttandolo allo sbaraglio (per un po' anche senza soldi) contro la «corazzata da preferenze» Vincenzi, allora «Supermarta», forte di due mandati in Provincia e 150 mila preferenze europee. Malgrado ciò, il risultato di Musso fu - quello sì - il migliore almeno degli ultimi dieci anni sul territorio genovese, in qualunque tipo di elezione: appena 16 mila voti di scarto contro, per dire, i 44 mila voti fra Burlando e Biasotti, o i 50-60 mila abituali; e ancora, lo scarto di 16 mila voti fu minore di quello fra le due coalizioni (28 mila voti), perché Musso ottenne più voti della sua coalizione pescandone anche in campo neutro pur senza disporre di una lista civica.
Seconda critica: «Musso ha posizioni indipendenti e talvolta persino di sinistra, come nel caso della moschea». A parte il fatto che Enrico Musso si è espresso più volte contro la realizzazione della moschea al Lagaccio e in generale su un suolo o con risorse pubbliche, poi realisticamente ci ricorda che la Costituzione garantisce la libertà di culto e per estensione anche la costruzione di edifici a ciò destinati, quindi sono necessarie nuove norme di sicurezza e garanzia per i cittadini non musulmani, così come indicato proprio in un suo disegno di legge che si occupa della materia. E a parte il fatto che nel 2012 la moschea o ci sarà già, oppure difficilmente la si potrà pretendere da Musso dopo 15 anni di chiacchiere di due sindaci di sinistra. Ma proprio l'indipendenza è il punto di forza di Musso, che viene percepito dai genovesi, non tutti innamorati di Pdl e Lega - solo un quarto dei genovesi, astenuti compresi, ha votato per il centrodestra nelle recenti elezioni - come persona capace, intellettualmente onesta, affidabile proprio perché indipendente, non condizionabile dai giochini dei partiti, che la gente non sopporta più.
Terza critica: «La Lega reclama che il candidato si decida insieme». E ha perfettamente ragione! È il solito difetto del Pdl di «sparare» il proprio candidato prima di parlarne con gli alleati. Un difetto che a Biasotti è costato l'appoggio dell'Udc e la non vittoria. Ma non è un difetto di Musso. E comunque, se mai, questo è proprio il momento di andare dagli alleati con la propria proposta di candidatura, non di autocensurarla paventando - forse strumentalmente - un disaccordo della Lega senza o prima che lo faccia la Lega stessa.
Quarta critica. È quasi divertente. «Musso dice che intanto continua a lavorare, e se poi il Pdl deciderà un altro candidato va bene lo stesso, quindi non ci tiene abbastanza, non va bene». Ma che cosa avrebbe dovuto dire? «Ormai mi avete scelto, dovevate pensarci prima», risultando presuntuoso e velleitario? Oppure farsi subito da parte, risultando ingrato e irascibile? Ha reagito perfettamente e da buon «soldato»: sta lavorando sul mandato ricevuto e la sfida è lunga e difficile, ma se gli diranno di farsi da parte lo farà. Era proprio quello che gli chiedevamo quando lo giudicavamo un fuoriclasse che non si rapporta con la squadra. Ora che si dichiara di essere a totale servizio del PdL, gli «contestano» che non ce l'ha abbastanza duro. Non vorrei che dietro a tutto questo ci fosse l'inconscia paura di vincere a Genova, di diventare finalmente anche qui partito di Governo, dovendo quindi dimostrare con i risultati che siamo il Partito del Fare e non delle parole.
*Consigliere Comunale
PdL - Genova

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