Connelly e la dura "Legge dell'innocenza"

Mickey Haller non è uno che va per il sottile, è un avvocato tutto d'un pezzo, sicuro di sé, abituato a vincere facilmente le cause e che sa gestire a meraviglia il rapporto con i clienti, innocenti o colpevoli che siano.

Mickey Haller non è uno che va per il sottile, è un avvocato tutto d'un pezzo, sicuro di sé, abituato a vincere facilmente le cause e che sa gestire a meraviglia il rapporto con i clienti, innocenti o colpevoli che siano. È abituato a muoversi in limousine e non ha mai nascosto che fra i suoi informatori e aiutanti ci possano essere anche motociclisti disposti a risolvere per lui questioni spinose usando le maniere forti. Haller, che al cinema è stato interpretato da Matthew McConaughey e che sta per diventare protagonista di una serie Netflix in cui avrà il volto di Manuel Garcia-Rulfo, è uno che non ha mai tempo da perdere e che nonostante sia stato sposato due volte ha un buon rapporto con le sue ex mogli che spesso si confrontano con lui in maniera vivace e che lui non disdegna mai di sfruttare come consulenti e terapiste della sua anima. L'eroe ideato da Michael Connelly nel 2005 si trova però questa volta in una situazione poco confortevole, dall'altra parte della sbarra in tribunale, fermato dalla polizia e accusato di aver ucciso un suo cliente, ritrovato cadavere nel bagagliaio dell'auto che stava guidando. Il suo assistente investigatore Cisco e la sua socia Jennifer Aronson devono cercare di dimostrare la sua innocenza. Haller decide di difendersi da solo in tribunale perché non ha paura di nessuno, nemmeno dell'avvocato dell'accusa che ha di fronte, una donna abituata a sbattere in galera gli accusati e che per questo si è guadagnata il soprannome di Dana Braccio della Morte. Ma per togliere dai guai Mickey dovrà intervenire il suo fratellastro Harry Bosch.

Connelly riunisce ancora una volta i suoi due personaggi più noti riuscendo a coniugare i ritmi del legal thriller con quelli del noir e dell'hard boiled in una storia piena di colpi di scena che mostra come il sistema giuridico americano possa essere pieno di trappole. E ancora una volta lo scrittore sembra testimoniare in questa sua nuova opera un concetto per la prima volta da lui espresso fra le pagine di The Narrows, dove faceva dire a Harry Bosch: «la verità non libera le persone. Non tanto quanto la gente pensa e non tanto quanto io mi sono detto ogni qual volta mi sono seduto in stanzette e celle di prigione, nel tentativo di estorcere una confessione dei peccati commessi da uomini esausti. Gli ho mentito, li ho imbrogliati. La verità non ti regala la salvezza e non ti dona una nuova integrità. Non ti consente di rialzarti dal tuo fardello di menzogne e di segreti e dalle ferite che ti lacerano il cuore. Le verità che ho appreso mi schiacciano a terra come fossero catene di una cella buia, un sottomondo di spettri e vittime che mi strisciano intorno come serpi. È un luogo nel quale la verità non è qualcosa a cui guardare con ammirazione. È un luogo in cui il male è in agguato. Un luogo in cui ti soffia nella bocca e nel naso finché non puoi più sfuggirgli».

Ecco, la verità permetterà a Mickey Haller di uscire dalla sua situazione pericolosa, ma ancora una volta lo metterà a confronto con il fatto che, per dimostrare la propria innocenza, le persone debbano spesso sacrificare qualcosa e anche quando sono sopravvissute a una tragedia o a un'ingiustizia non sarà facile cancellare la traccia di quanto accaduto. Perché l'innocenza è difficile da difendere, così come è complicato ottenere giustizia. La legge dei tribunali dovrebbe dimostrare l'una e garantire l'altra. Ma per vincere questa partita gli avvocati come lui devono spesso giocare in maniera scorretta.

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