Scintille tra Lega a Forza Italia sul "Remigration summit" promosso dai leghisti e dall'area dei Patrioti per l'Europa in piazza Duomo il prossimo 18 aprile. Il leader Matteo Salvini anche durante una riunione al Pirellone con assessori, consiglieri e con il governatore Attilio Fontana la settimana scorsa ha raccomandato di trascinare in piazza i militanti, vuole una grande mobilitazione, lo slogan è: "Senza paura. Padroni a casa nostra". La consigliera comunale Fi Deborah Giovanati, in quota Lega fino all'agosto 2024, ieri sui social ha pubblicato un altro manifesto in circolazione - "basta sostituzione, ora remigrazione" - e senza mezzi termini ha contestato lo "slogan inaccettabile" e l'evento: "Negli ultimi giorni - scrive - osservo con crescente preoccupazione la piega che sta prendendo la manifestazione della Lega. E vedere il mio Duomo di Milano alle spalle di quegli slogan mi ha fatto ribrezzo. Sento il dovere di non tacere e prendere le distanze da toni e contenuti che scivolano verso una narrazione pericolosa, sempre più vicina a derive razziste e divisive". Prosegue sostenendo che "leggere e ascoltare esponenti istituzionali, anche a livello europeo e locale, parlare con leggerezza di remigrazione non può essere accettato in uno Stato come l'Italia. Non è la cultura politica che ci rappresenta nè il linguaggio di una democrazia matura. Colpisce in particolare il comportamento di chi, ricoprendo ruoli sia in Europa sia nelle istituzioni locali, sembra vivere esclusivamente di propaganda social: interventi costruiti più per generare reazioni e visibilità che per contribuire seriamente al dibattito pubblico. Una comunicazione continua, martellante, fatta di slogan e provocazioni, che riduce temi complessi a contenuti da consumo rapido, sacrificando responsabilità e profondità. Una propaganda inutile e dannosa, che purtroppo trova anche consenso". Giovanati sostiene che "i migranti che scelgono l'Italia come luogo di vita non sono un problema da respingere con slogan, ma una realtà con cui confrontarsi con serietà, responsabilità e visione. Vogliamo una società chiusa, impaurita e divisa? O una comunità capace di integrare, governare i fenomeni e trasformarli in opportunità nel rispetto delle regole e della dignità umana? Davvero siamo disposti ad accettare qualsiasi messaggio pur di raccogliere voti? Io credo di no. Da cattolica e esponente di una tradizione popolare e liberale, ritengo inaccettabile una politica che rinuncia ai valori della dignità umana, dell'inclusione e del rispetto". Giorni fa anche il coordinatore regionale di Fi Alessandro Sorte aveva criticato: "Certi toni non funzionano più nè a Milano nè sul Paese".
Non rimane in silenzio la Lega e rivendica. "Per esperienza - premette il capogruppo milanese Alessandro Verri - la polemica tra alleati ha grande effetto a livello giornalistico ma non offre una bella immagine a livello di territorio, lasciamo litigare la sinistra che fa fatica mettersi insieme". Alla ex collega di partito ribatte: "Boi crediamo in un modello di integrazione completamento diverso da quello del centrosinistra e la piazza lo testimonierà. I dati dicono che due terzi dei detenuti a San Vittore sono stranieri, i minori non accompagnati sono quelli che commettono più reati, gli immigrati sono una minoranza ma commette la maggioranza dei crimini. La manifestazione non è pro o contro qualcuno, dice che le braccia sono aperte a chi arriva in Italia per lavorare e contribuire alla sua crescita, le vie d'uscita sono spalancate a chi viene per delinquere, credo che gli alleati ci possano seguire su questa linea di assoluto buonsenso". Il segretario provinciale della Lega Samuele Piscina ribadisce: "É benvenuto chi lavora e rispetta le regole, va rimpatriato chi crea problemi di sicurezza. Mi spiace che una parte una parte di Fi, soprattutto quella rancorosa uscita dalla Lega, non la pensi allo stesso modo.
Apprendo che per Giovanati non è condivisibile pretendere il rimpatrio di stranieri irregolari o che commettono atti criminosi. Forse dovrebbe andare verso il Pd". Intanto il mondo antagonista organizza lo stesso giorno in centro una contromanifestazione dal titolo "Milano è migrante".