La logica dell'aggressione fatta passare per una necessità difensiva, le false provocazioni al confine, una brutale aggressione verso uno Stato più piccolo che in teoria dovrebbe capitolare in pochi giorni e invece dà vita ad una resistenza accanita che costa migliaia e migliaia di morti alla gigantesca ma impreparata armata di Mosca che arranca nel gelo.
Stiamo parlando della guerra in Ucraina? No, della Guerra d'inverno che contrappose la piccola e neonata Finlandia e la gigantesca macchina bellica dell'Urss dal 30 novembre 1939 al 12 marzo 1940. Un conflitto spietato combattuto a temperature bassissime che i finlandesi non potevano vincere. Speravano però che la loro disperata resistenza costringesse i russi a venire a patti: e così andò. Tutto questo mentre il sistema propagandistico dell'Urss faceva di tutto per mentire sull'andamento del conflitto e nascondere le mostruose perdite subite dai sovietici. Sarà vero che la Storia non si ripresenta mai nella stessa forma ma le similitudini sono inquietanti. Tanto più che dell'aggressione russa alla Finlandia, come di quella alla Polonia in tandem con i nazisti, si parla meno di quanto si parli del ruolo dell'Urss nella sconfitta dell'asse.
Se invece di quel conflitto si vogliono scoprire i contorni, l'enorme dolore, ora è possibile farlo con il libro di Olivier Norek appena pubblicato per i tipi di Rizzoli: I guerrieri d'inverno (trad. di Maurizio Ferrara, pagg. 408, euro 19). Quello dello scrittore francese è un romanzo, vincitore del premio Jean Giono 2024, ma ferreo nell'utilizzare la documentazione d'epoca, gli archivi, le lettere.
Ne nasce una narrazione che ridà vita ai veri soldati che dai due lati del fronte finirono in un tritacarne scellerato che arrossava la neve delle foreste baltiche. Al centro della vicenda, ed era quasi inevitabile, c'è il più famoso dei cecchini finlandesi, quello che secondo molti è stato il più letale ed efficiente cecchino del mondo: Simo Häyhä (1905 - 2002). Simo non era un soldato professionista, solo un membro della Guardia civile, corpo che il governo di Helsinki iniziò ad addestrare in fretta e furia sotto la minaccia di Stalin. Per fortuna molti di questi ragazzi erano abituati a cacciare nelle sconfinate foreste di betulle. E tra di loro Simo Häyhä, un talento naturale che il padre aveva addestrato sin da piccolo a cacciare, valutando a occhio qualsiasi tipo di distanza. Così precipitato sul fronte di Kollaa, assieme ad un miscuglio di reclute armate quasi solo di fucili e mitragliatori, senza nessuna copertura aerea, Simo incredibilmente sopravvisse: nel giro di novantotto giorni uccise cinquecentoquarantadue soldati russi. Questo stando alle vittime accertate, la propaganda finlandese dell'epoca contando gli scontri ravvicinati a colpi di mitra le fece salire a settecento. Guardando le foto d'epoca in cui compare questo trentenne dai tratti minuti, volto da ragazzino su un metro e sessanta d'altezza, le spalle cadenti che lo fanno sembrare quasi infagottato in una divisa troppo grande, sembra incredibile che possa essersi trasformato nella Morte bianca, il soprannome che lo caratterizzò al fronte, sin che un proiettile esplosivo gli squarciò il viso e lo costrinse a ben 26 operazioni per guarire pur rimanendo sfregiato.
La trasformazione di questo ragazzino in un angelo della morte è il cuore del libro di Norek, anche se fondamentalmente è un dramma corale.
Reclutati nei villaggi in unità territoriali, i finlandesi avevano pochissimi vantaggi quando i russi li aggredirono in forze sulle soglie di uno dei più gelidi inverni del ventesimo secolo. Il primo vantaggio era quello di disporre di uno stratega, cosa che mancava all'Armata rossa i cui ufficiali competenti erano stati tutti sterminati dalla paranoia di Stalin. Carl Gustaf Mannerheim (1867 - 1951) che pure aveva fatto di tutto per evitare il conflitto con la Russia riuscì ad organizzare un'efficace linea difensiva sull'istmo di Carelia e a fornire le truppe finlandesi di un preciso manuale di guerriglia, basato su attacchi improvvisi, utilizzo degli sci per muoversi velocemente sul territorio, tenute bianche di mimetizzazione, bottiglie incendiarie per contrastare i carri sovietici. Seppe sfruttare al meglio il poco che aveva, dato che l'aviazione e le forze corazzate finlandesi erano inesistenti. L'altro vantaggio erano soldati che conoscevano alla perfezione il territorio e ufficiali come Aarne Juutilainen (1904 - 1976), il comandante della compagnia che sostenne tutte le folli operazioni in cui era impiegato Simo Häyhä. Juutilainen, che aveva militato nella Legione straniera, era il prototipo di un militare irriverente e molto poco abituato alla disciplina. Però era dotato di spirito combattivo e di adattamento. Quando si rese conto di essere dotato di un cecchino eccezionale modulò il suo modo di combattere sul "suo" uomo. E intanto Simo imparava... A restare immobile per ore, a tenere della neve in bocca per non essere riconoscibile dal vapore acqueo del respiro, a non usare l'ottica per non essere identificato dal riflesso, a sparare al petto e non alla testa per minimizzare il rischio d'errore.
Sul fronte opposto, invece, i russi vennero mandati al macello nonostante l'enorme vantaggio di uomini e materiali. Nessuno si preoccupò di fornire alle truppe divise estive. Nessuno si preoccupò di studiare le mappe della Finlandia e interi reparti vennero fatti imbottigliare in strade impossibili dove i finlandesi fecero il tiro al bersaglio. Vennero mandati enormi quantitativi di quadri di Stalin per tenere alto il morale, bande musicali, mentre gli ufficiali che si rifiutavano di portare avanti inutili attacchi frontali venivano giustiziati sul posto da zelanti commissari politici.
I soldati sovietici vennero mandati al macello per mesi nel cinico tentativo di prevalere solo con la forza del numero. Alla fine il risultato fu la pace di Mosca del 12 marzo 1940. La Finlandia perdeva parte del suo territorio ma si guadagnava il diritto di esistere. Seppure a carissimo prezzo. Sul versante russo, per usare le parole di Olivier Norek nell'epilogo del libro: "Nessuno celebrò la vittoria della Guerra d'inverno. Tutti gli archivi militari furono trasmessi al Cremlino e tenuti sotto chiave perché fossero dimenticati dalla Storia della Russia... Eppure l'Armata rossa perse circa 400mila uomini tra feriti, uccisi o dispersi". Persino i 6mila prigionieri restituiti dai finlandesi finirono al gulag perché non potessero raccontare la verità.
Simo Häyhä invece andò a vivere in una fattoria, dove rimase per tutta la vita, solo senza sposarsi, senza figli, con
i suoi amati cani. Era ormai un eroe nazionale. Rispondeva a monosillabi alle domande dei giornalisti, anche se li accoglieva con tè e pasticcini. Diceva: "Ho fatto solo quello che mi hanno chiesto. Il meglio possibile".