«Così la griffe-mania uccide la nostra moda»

Parigi prende per la gola Milano con i suoi «macaron». E lo fa in grande stile. Come Saint Germain via Spadari illumina le due vetrate della sua Boutique, proprio davanti a Peck la sede di Ladurée accende i suoi lampadari di cristallo e mette in mostra su sfondo verde pastello pigne di macaron, i bon bon francesi famosi dai tempi della regina Maria Antonietta.
Cosa sono i «macaron»? Per chi non lo sapesse un dolcetto dai mille colori, tondo, un guscio croccante e un morbido ripieno. Ce ne è per tutti i gusti. Olivier Descotes, direttore del Centro Culturale Francese è un uomo molto raffinato e si dice contento che la prelibata pasticceria «Chocolatier e confiseur» parigina sia approdata nel centro storico di Milano: «Confesso che il mio macaron preferito è al pistacchio, Carla Bruni ne va matta, una sfida per i tartufi di Sant’Ambroeus e la Sacher di Cova, ma in tempi di crisi ci voleva e poi Milano è una città internazionale, mi spiace per la rassegna di Cannes a cui la Provincia ha rinunciato a sostenere, ma noi con il Comune siamo andati avanti. La tradizione culinaria fa parte di una cultura di una nazione. Va sostenuta e riguardo ai “macarons”, come i “medeleines” tanto amati da Proust sono un marchio ed è bene che lo siano a due passi da Galli e da Cracco».
Secondo l’imprenditrice russa, Svetiana Voloshyna a Parigi un giorno sua figlia l’ha supplicata di portarla da Ladurée. «La crisi era già iniziata, ma lì cera fila e allora mi sono detta, perché non portarli a Milano?». Operazione fatta! Come nel film di Sofia Coppola, Maria Antonietta mangiava viziosamente annoiandosi della vita di corte i «macaron». Stiamo parlando di una cucina di lusso e di una magia culinaria, l’angelo pasticcere simbolo della Maison ha fatto impazzire anche personaggi più recenti come Karl Lagerfeld, Sasha e Manlia Obama in viaggio presidenziale a Parigi, Barbara Streisand, il cantante Helmut Fritz. Un pezzo di Parigi a due passi dal Duomo fa impazzire Clara Murano, la direttrice della pasticceria milanese. Va detto che non costano poco anche perché le loro confezioni sono raffinatissime, parliamo di 8 euro all’etto, però vengono direttamente da Parigi, create da Pierre Hermé, definito il Picasso de la patisserie, nonostante tutto l’ambiente nel nuovo negozio è familiare anche se tutto si svolge in nome della tradizione e dello stile. Si viene accolti con un sorriso sulle labbra. I gusti vanno dalla vaniglia, al basilico, alla violetta fino alla rosa e alla liquirizia, solo per citarne alcuni. In ogni caso si esce con delle belle confezioni griffate come quelle firmate da Christian Louboutin. Le più antiche sono veramente da collezione. Non mancano cioccolatini, miele e candele profumate. Uno stile che rispecchia il «savoir vivre dei milanesi». Ma ricorda Clara Murano che come nella moda «i dolci vantano nuove collezioni di colori e di gusti», anche se boutique non può fare rima con pasticceria, qualche nesso è innegabile che ci sia.

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