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"Così mio fratello Paolo graffiava le meschinità"

La sorella Lucia del grande attore Paolo Poli, a dieci anni dalla morte, ricorda un uomo unico per il suo mix di garbo e ferocia

"Così mio fratello Paolo graffiava le meschinità"
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"Un beneducato genio del male lo definiva Natalia Ginzburg- Un lupo in veste d'agnello". Sintesi perfetta dell'appeal di Paolo Poli. Che a 10 anni dalla scomparsa (25 marzo 2016), con quel mix di garbo e ferocia, di miele e veleno, resta unico, nel panorama dello spettacolo italiano. "Paolo non ha mai lisciato il pelo a nessuno - commenta Lucia Poli, attrice e sorella amatissima - Possedeva una grazia ed una dolcezza estreme. Ma per mettere alla berlina le meschinità del mondo tirava fuori il suo graffio".

Suo fratello è stato il primo a rovesciare in grottesco e in ridicolo gli autori più paludati.

"Sì: riscriveva, dissacrandoli, scrittori popolari come Niccodemi, Gozzano, la Invernizio... Per sbeffeggiare quell'Italietta un po' retrograda, chiusa e soffocante che, invece, loro esaltavano. Pensava che in loro, più che nei grandi autori, ci fosse il sapore del periodo. E così li sfotteva. Ma affettuosamente".

È stato fra i primissimi a recitare en travesti. È vero che quando nelle recite casalinghe gli facevano interpretare il principe, lui protestava: "Fatemi fare la strega!".

"Sì. Perché il principe è noioso, mentre la strega è divertente, scatena la fantasia. Il travestimento significava per lui fuggire da una realtà scontata. Che poi è quanto, in fondo, fanno tutti gli attori: travestirsi per il gusto di diventare ciò che non potrebbero mai essere. Per questo le donne gli riuscivano così bene".

Negli anni '50 le sorelle gli tolsero il saluto perché si accompagnava a un uomo di colore, e ci andava a passeggio con i capelli ossigenati di biondo. Un provocatore.

"Ma no: i capelli se li era ossigenati per girare un film! Però andare in giro con un nero, e conciato così, era il suo modo di provocare i razzisti. Insomma: provocatore si. Ma con ironia".

Nel 1967 il suo spettacolo Santa Rita fu accusato di vilipendio alla religione...

"La cosa si spiega così. Per addormentare noi bambini la mamma, che era molto religiosa, al posto delle favole ci raccontava le vite dei santi. A sentir narrare di quei prodigi mirabolanti la fantasia di Paolo si accendeva. Quando giocava col religioso, quindi, non era per ridicolizzalo, ma per sorridere di certe ingenuità agiografiche. Quella Santa Rita non era irrispettosa, quindi. Affettuosa, direi".

E suo fratello non temeva il giudizio degli altri, gli scandali, le censure?

"Paolo è sempre stato un uomo libero. Spaventava un po' la Rai di sessant'anni fa non perché fosse gay. Lei è socialista?, gli chiesero, preoccupati. E lui. No. Comunista. Ma fu presto amatissimo dal grande pubblico".

Avrebbe partecipato ad un Gay Pride?

"Ne dubito. Il suo mondo non era quello. Non era tipo da impegnarsi attivamente o politicamente: per prendere posizione lui saliva in palcoscenico.".

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