«Così si insegna quest’arte ai nostri figli»

Milano Persino loro, persino i paladini del rock duro e puro. Se anche i Metallica hanno accettato di entrare nella famiglia di Guitar Hero, vuol dire che è proprio iniziata una nuova fase musicale impossibile da trascurare. Intanto diciamo chi sono questi quattro californiani che hanno appena pubblicato il nuovo cd Death magnetic. «Siamo gente che suona senza compromessi», dice sempre il batterista Lars Ulrich. In realtà sono gli inventori del cosiddetto thrash metal, l’evoluzione estrema dell’hard rock creato quasi quarant’anni fa da Deep Purple, Led Zeppelin e Black Sabbath. E l’apertura a Guitar Hero mica è solo una scelta furbetta e opportunistica: in venticinque anni i Metallica hanno venduto circa cento milioni di copie, roba da far vivere di rendita anche il più sfaticato dei musicisti. E poi sono diventati ciò che qualsiasi rockstar sogna di diventare: idoli delle folle senza sfruttare il trampolino del glamour o del gossip. Solo con la musica, pensate un po’.
Perciò, Lars, oggi fa scalpore la decisione di dare le vostre canzoni a Guitar Hero.
«È stato quel tipo di decisione che noi Metallica chiamiamo “senza indugi”. Ce l’hanno proposto e noi abbiamo detto di sì in cinque secondi. Io poi ho un figlio di dieci anni e uno di sette e, oggi, c’è qualcosa di più forte per un padre che far vedere ai propri figli di avere dedicata una versione di Guitar Hero?».
Ma non sarà mica solo e semplice orgoglio del buon padre di famiglia.
«In realtà è una grande opportunità di conoscere la musica. Infatti da quando ci sono le versioni di Guitar Hero loro hanno mostrato molto interesse per gruppi come Deep Purple, Black Sabbath, Foo Fighters e tutti gli altri che io ascolto da quando sono ragazzo».
E in che modo è cambiato il loro approccio alla musica?
«Ho senz’altro notato una grande differenza».
Ma in fondo è soltanto un videogame e loro non sono neppure ragazzini.
«Ma ha modificato il loro approccio alla musica. Quando avevo dieci anni - circa trentacinque anni fa - non c’erano videogame, non c’erano cellulari né computer né duecento canali in tv. La musica era la mia unica via di fuga dalla realtà. Ascoltavo dischi dal mattino alla sera. Loro no, non hanno questo bisogno perché possono trovare tante possibilità di evasione».
Ma ascoltano lo stesso musica.
«Perciò se si avvicinano a Guitar Hero è perché sentono realmente il bisogno di ascoltare musica. È completamente diverso da qualsiasi altra cosa sia accaduta in passato. È incredibile pensare che, quando siamo insieme in macchina, i miei figli vogliano ascoltare anche musica del passato come ad esempio le canzoni di Glenn Danzig. Sono nomi che vengono fuori da Guitar Hero: altrimenti come farebbero a conoscerli?».
Allora giochi come questo sono davvero una nuova frontiera per il rock.
«Penso che tra cinque anni potremo dire che c’è stato senz’altro un grande cambiamento.

Ormai c’è tutto: ci sono gli mp3, iTunes, Internet e tutto quel tipo di cose. Perciò penso che molto presto ogni album sarà disponibile contemporaneamente anche in formato downloadabile. È il nostro futuro, non possiamo far finta di nulla».

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