Così Siena ricostruì i suoi tesori bombardati

da Siena
È il 23 gennaio 1944: aerei alleati bombardano la Basilica senese di San Bernardino all’Osservanza, distruggendola quasi completamente. Su Siena cadono bombe che mirano a colpire i collegamenti ferroviari tra Nord e Sud Italia. L’arte riceve un brutto colpo, splendidamente «parato» dalla Regia Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie, che tra il 1940 e il 1943 pone al sicuro molti tesori artistici. La buona volontà e la lungimiranza dei senesi li portano ad essere custodi del loro patrimonio, sostenendo un’impresa difficile, portata avanti con mezzi insufficienti e scarsità di uomini.
Ora una serie di documenti fotografici inediti mostrano l’operazione di salvataggio compiuta in quegli anni: sotto il titolo «Proteggere l’arte. Guerra e salvaguardia del patrimonio artistico» le fotografie che percorrono gli anni dal 1939 al 1945 sono esposte nel museo di Santa Maria della Scala a Siena (fino al 21 settembre). Fu il soprintendente Peleo Bacci ad avviare le operazioni di sicurezza del patrimonio artistico di Siena e Maremma, dopo il 10 giugno del ’40, giorno della dichiarazione di guerra italiana a Francia e Gran Bretagna. Si trattò di una strenua difesa della propria identità e della memoria storica.
Fu così che iniziò lo spettacolo fatto di impalcature, carrelli, statue ingabbiate nel legno e trasportate in luoghi sicuri, vetrate smontate, funi che avvolgono santi e profeti come neonati in fasce, opera di rimozione delle statue dalla facciata, uomini in bilico sui cornicioni della Cattedrale, equilibristi del salvataggio... Un salvezza immortalata da questi scatti: ecco Rea Silvia scolpita da Jacopo della Quercia, imballata come Acca Larentia (dello stesso autore). E i sacchi di protezione attorno al pulpito di Nicola Pisano, protezione antiaerea, rafforzamento interno di difesa, le protezioni sui portali, la «fuga» della Maestà di Duccio di Buoninsegna, della Maria Maddalena del Bernini, del bellissimo San Giovanni Battista di Donatello.
Le foto da una parte testimoniano la cura previdente e dall’altra registrano lo scempio: San Bernardino ridotta in macerie, la ferita all’abside della Cattedrale di Pienza, la chiesa di San Lorenzo di Poggibonsi, diventata pietra assolata e sparsa, insieme alla Basilica minore di San Lucchese, sventrata. E ancora il crollo di Sant’Agnese nel Chianti dopo il passaggio del fronte, e le vetrate rotte del Duomo di Grosseto. Sono documentati anche i pazienti lavori di ricostruzione, volte e campanili tornati alla bellezza originaria, salvato il salvabile per tempo e ricomposto il distrutto. È l’elogio della fede nell’arte di un popolo.

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