Dalla crisi di domanda alla stretta sul credito: ecco i peggiori rischi per le imprese

Indagine dei Giovani Imprenditori e di Allianz sul sistema produttivo e la gestione dell'incertezza. Blocco o ritardi nei pagamenti e credit crunch colpiscono di più i piccoli imprenditori e i giovani, che scontano una minore reputazione sul mercato. Aziende italiane sempre sotto-assicurate

Blocco o ritardi nei pagamenti, stretta sul credito e crisi di domanda. Sono questi i principali ostacoli che le imprese italiane si sono trovate ad affrontare in tempi di crisi. E che ne hanno messo in gioco non soltanto lo sviluppo, ma talvolta persino la sopravvivenza, in particolare per le piccole e medie imprese. Come intervenire? Ecco la proposta messa a punto dai Giovani Imprenditori di Confindustria. «Nello scenario del dopo crisi - spiega la presidente Federica Guidi - abbiamo voluto capire come sia cambiata la mappa dei rischi. Abbiamo analizzato gli strumenti di gestione utilizzati dalle nostre imprese e soprattutto indagato su quali supporti manageriali si possono sviluppare per prepararle al meglio alla ripresa economica».
Su questa sfida si è sviluppato il progetto «Afferrare il futuro», ideato dai Giovani Imprenditori di Confindustria e dal gruppo Allianz; lo studio, che sarà presentato domani all'assise di Santa Margherita Ligure, nasce infatti dalla consapevolezza che trasformare i rischi in opportunità può essere uno stimolo alla crescita e a far sì che il «dopo» cominci prima possibile. Realizzato con i contributi della società di ricerca e consulenza Demos, dell'Università Ca'Foscari di Venezia e del Centro Studi Confindustria, ha riguardato l'importanza di conoscere i rischi e le tecniche di previsione e controllo.
Con la tecnica dei focus group territoriali, sono stati dapprima coinvolti 60 associati al Movimento dei Giovani Imprenditori, quindi è stata realizzata un'indagine demoscopica tra più di 760 aziende rappresentative del sistema industriale italiano: per il 43% del settore manifatturiero, per il 29,4% della meccanica, per il 19,3% dei servizi e per l'8,3% delle costruzioni; la dimensione media del campione è di 119 addetti e un fatturato di 19,8 milioni di euro.
La percezione che l'insieme dei rischi sia aumentato e vada gestito in modo manageriale è risultata in crescita. Tuttavia, sono ancora poche le imprese che utilizzano strumenti sofisticati di previsione, valutazione e controllo. Nella maggior parte dei casi, le reazioni sono a posteriori, quando è più difficile mettere a punto strategie di copertura o di valorizzazione dei rischi efficaci. L'indagine infatti ha evidenziato che meno di un terzo delle imprese ha affrontato i rischi del 2009 e del 2010 con un dispositivo appropriato.
Tecniche più sofisticate di trasformazione dei rischi in opportunità possono essere sviluppate, in tutti i settori del sistema industriale italiano. Per essere trasformati in opportunità (o coperti in modo adeguato) i rischi devono essere considerati un fattore della produzione e rielaborati attraverso l'impiego di tecniche sofisticate e personale adeguato.
Nel 2009 l'impatto dei rischi sul nostro sistema produttivo è stato particolarmente forte, sia pure con alcune differenze tra settori e tipologie di impresa. I provvedimenti assunti a livello di singola azienda e di sistema non sono stati in grado di attutire gli effetti negativi della crisi internazionale.
Ecco la graduatoria dei principali rischi economici e finanziari emersi nel 2009 e nei primi mesi del 2010: 37% ritardi nei pagamenti o addirittura il blocco dei crediti verso i clienti; 19,9% blocco delle linee di credito, aumento dei costi del capitale e di finanziamento; 16,1% blocco o cancellazione degli ordini e altri problemi derivanti dalla riduzione del mercato e della domanda; 7,2% difficoltà nel rapporto con i mercati esteri; 6,2% criticità derivanti dalla modifica delle normative; 5,7% problemi di concorrenza sleale o di sicurezza interna; 4,3% difficoltà con i fornitori (inclusi incrementi delle materie prime o difficoltà di approvvigionamento).
Guardando ai rischi più critici per il 2010, gli imprenditori hanno modificato la scala delle priorità. Al primo posto, l'allarme per il calo della domanda e gli altri rischi connessi alla crisi: per il 42,1% delle imprese, questo è il rischio principale del 2010. Rimane alta, ma in calo l'importanza dei rischi legati ai pagamenti. È risultata meno forte anche la preoccupazione legata alla stretta sul credito. L'impatto è più forte per gli imprenditori piccoli e tra i giovani, che scontano una più bassa reputazione sul mercato.
I risultati dell'indagine sono stati confrontati con l'esperienza di altri quattro Paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna) e il raffronto europeo ha evidenziato molte analogie e alcune differenze: la più significativa, l'emergere del rischio reputazionale tra i fattori di maggiore preoccupazione in Francia, come in Germania e in Spagna.
La percezione dei rischi è relativamente simile nei diversi settori, territori e tipologie d'impresa. Esiste invece una varietà di situazioni di minore o maggiore esposizione equamente distribuita. La chiave di successo più promettente in un quadro così articolato e in continua evoluzione è legata alla flessibilità, o meglio alla reattività organizzativa dell'impresa. Ed è su questo aspetto che vi sono spazi di miglioramento: il 15% degli imprenditori ha detto di non conoscere i rischi rilevanti per il successo dell'impresa e meno del 33% ha affrontato l'analisi e la gestione dei rischi con strumenti adeguati. L'indagine sottolinea che non c'è una formula organizzativa che favorisce una volta per tutte la gestione ottimale o una copertura dei rischi a costi adeguati. Vanno piuttosto elaborate soluzioni specifiche che, grazie alla corretta valutazione, previsione e trasformazione dei rischi, si traducono in pacchetti di provvedimenti particolari per ciascuna azienda, modulati a seconda delle caratteristiche dell'impresa e fruibili anche dai partner esterni.
In questo contesto, il progetto dei Giovani Imprenditori di Confindustria e di Allianz vuole essere un contributo concreto che porterà alla definizione di uno strumentario per la gestione dei rischi d'impresa. L'industria italiana ha dato un contributo essenziale allo sviluppo del Paese in passato, ma solo con scelte di innovazione sarà in grado di svolgere un ruolo altrettanto importante in futuro.

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