Le indagini per l’esplosione del casolare a Roma sono in pieno svolgimento: la pista anarchica sembra essere accertata, ma bisognerà approfondire le caratteristiche dell’ordigno che è esploso e le ragioni per le quali i due lo stavano preparando. Non è ancora emerso se e quando lo avrebbero voluto usare e, soprattutto, dove. Per i danni che ha causato, l’ordigno avrebbe potuto avere conseguenze mortali. Gli investigatori ipotizzano che Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due appartenenti al movimento anarchico vicino ad Alfredo Cospito, morti nel crollo del casale a Capanelle nel Parco degli Acquedotti a Roma, stessero preparando un attacco. E
“La morte di due anarchici, ammazzati dall'esplosione della bomba che stavano confezionando con il verosimile obiettivo di uccidere, è sconvolgente ed è l'ennesima conferma della pericolosità di certi ambienti”, si legge in una nota della Lega, dove è stato sottolineato che “una delle vittime era stata protagonista dell'aggressione ad alcuni militanti della Lega a Marina di Carrara nel 2022”. In quell’occasione, i militanti della Lega stavano preparando il banchetto prima delle elezioni politiche e vennero aggrediti da 40/50 persone legate all’area anarchica. “Stavamo ancora montando il gazebo e siamo stati aggrediti da una 50ina di persone tutti in maglietta nera e bandiere nere, che hanno cominciato a malmenarci con i bastoni delle nostre bandiere. Molte donne sono state aggredite in una maniera indecente. Chi dice che noi della Lega siamo antidemocratici questa sera dovrebbe riflettere, per capire cosa è successo qui”, aveva affermato all’epoca il commissario provinciale della Lega, Nicola Pierruccini. Lo scorso dicembre il tribunale aveva inflitto alcune condanne per i reati legati alla pubblicazione del foglio clandestino “Il Rovescio”, ma anche per l'assalto al banchetto e a fronte di quella condanna, l’ambiente anarchico aveva diffuso un foglietto che si concludeva con: “A buon rendere”. Sarà compito degli inquirenti verificare tutti i fatti.
Entrambi vengono indicati come figure inserite nel circuito anarchico più radicale e vicine a contesti già emersi in precedenti indagini. Tra queste, l’inchiesta torinese denominata 'Scripta Manent', che aveva portato alla luce una serie di episodi legati all’uso di ordigni esplosivi e incendiari: dagli attacchi nei pressi della ex scuola allievi carabinieri di Fossano, fino ai pacchi incendiari inviati nel 2006 a personalità torinesi e agli ordigni collocati nel 2007 nel quartiere Crocetta, con l’intento di colpire anche eventuali soccorritori. Sara Ardizzone, residente in Umbria, in particolare, era considerata un volto noto dell’area anarchica romana e aveva preso posizione pubblicamente in più occasioni. Un altro filone investigativo, sviluppato negli anni scorsi dalla procura torinese, aveva inoltre evidenziato collegamenti tra ambienti anarchici e soggetti trovati in possesso di materiale esplosivo e documentazione ritenuta utile alla pianificazione di attentati. Elementi che oggi tornano sotto la lente degli investigatori per comprendere eventuali legami con quanto accaduto a Roma.
Nel frattempo, l’area del casolare resta sotto sequestro e presidiata dalle forze dell’ordine. I rilievi tecnici, anche dei vigili del fuoco, proseguiranno per chiarire la natura dell’esplosivo e verificare se vi fossero altri dispositivi o materiali all’interno della struttura.