Situazione finanziaria critica per la Stp di Brindisi, società di trasporto pubblico partecipata per due terzi dalla Provincia e per un terzo dal Comune. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, nei giorni scorsi sarebbe emerso un buco di bilancio da circa 4 milioni di euro nel corso di un incontro riservato tra i sindacati e la presidente Alessandra Cursi.
Quest’ultima ha attribuito una parte delle difficoltà al venir meno di risorse statali nel 2025. “Ci manca più di un milione e mezzo, venuti meno nel 2025: dai contributi Covid, ai contributi carburanti fino alla defiscalizzazione del costo del lavoro. Mentre noi affrontiamo il caro gasolio e la mancata rivalutazione dell’inflazione”.
Ma sui conti della società peserebbe una transazione da 850 mila euro riconosciuta ad Antonio Esperte, ex dipendente Stp, già consigliere comunale di Mesagne e sindacalista Uil. Esperte – cugino dell’attuale presidente del Consiglio regionale pugliese Toni Matarelli – era stato licenziato nel 2016 insieme al collega Armando Leo dopo una vicenda nata nel 2013 da uno scontro con l’allora presidente della società, Rosario Almiento.
Secondo la ricostruzione giudiziaria riportata dal Fatto, a fare esplodere la bagarre fu la promozione di un dipendente all’ufficio contabilità, impiego nel mirino della figlia di un collega di Esperte, Armando Leo. Quest’ultimo, una volta rifiutata la revoca della promozione, avrebbe detto ad Almiento: “Preside’, imparerai che qui alla Stp comandano i mesagnesi”. Leo avrebbe invece pronunciato la frase: “Altrimenti non ti facciamo fare più il presidente e neppure l’avvocato”. Inoltre, i due avrebbero diffuso dei volantini in cui l’ex presidente della Stp veniva definito “obbediente al padrino di turno”. Denunciati da Almiento, i due furono rinviati a giudizio con le accuse di tentata estorsione, violenza privata e diffamazione. A quel punto la Stp licenziò entrambi per infedeltà patrimoniale e insubordinazione grave. Un terremoto anche dal punto di vista politico. Come ricordato dal fatto, Esperte era consigliere a Mesagne in una lista civica legata al cugino Matarelli, all’epoca deputato di Sel. Almiento, invece, era stato nominato presidente della Provincia di Brindisi, all’epoca sotto controllo Pd.
Il procedimento penale si è chiuso con il proscioglimento per prescrizione. L’avvocato di Stp, Mario Guagliani, ha commentato: “Quindi una condanna senza pena, in quanto il presupposto della pronuncia di proscioglimento per intervenuta prescrizione è la colpevolezza degli imputati che diversamente sarebbero stati assolti e non prosciolti”. La prescrizione è stata confermata anche nei successivi gradi di giudizio. Parallelamente, Esperte ha impugnato il licenziamento davanti al giudice del lavoro. La contestazione riguardava un vizio di forma: secondo un regio decreto del 1931, Stp avrebbe dovuto convocare un consiglio di disciplina prima di procedere al licenziamento. In primo grado e in appello i giudici avevano riconosciuto il vizio, ma senza disporre la reintegra, limitandosi a riconoscere alcune mensilità. Nel maggio 2025, invece, la Cassazione ha stabilito che il vizio procedurale comportava la nullità del licenziamento, pur confermando la giusta causa sul piano sostanziale. Da qui il diritto di Esperte alla reintegra e al riconoscimento delle mensilità arretrate.
Dopo la sentenza favorevole al cugino, Matarrelli scrisse su Facebook che “Toni (suo cugino Esperte, ndr) ha subito un torto senza precedenti, immotivato” e che “è stato forte e circondato da persone che hanno creduto in lui, non abbandonandolo mai”. Interpellato successivamente, il ras pugliese ha poi spiegato: “Forse avrei potuto evitare ma è stato un commento umano”. E ancora: “Parlavo degli avvocati, della sua famiglia, parlavo di tutti; e sono convinto che abbia subito un’ingiustizia. Per il resto è una vicenda da cui ho scelto di rimanere fuori: ci sono stati anche tentativi di un mio coinvolgimento affinché le parti si potessero accordare prima delle sentenze ma io mi sono sempre tenuto fuori aspettando che fosse la magistratura a esprimersi”.
La transazione tra Stp ed Esperte sarebbe stata chiusa il 21 novembre 2025 davanti alla presidente della sezione lavoro della Corte d’appello di Lecce. Ma qualcosa non torna secondo il quotidiano. Stp, infatti, avrebbe potuto utilizzare la sentenza penale per chiedere un risarcimento danni, ma la presidente Cursi non lo ha fatto. Facendo i calcoli tra stipendi, tredicesime e mensilità, a Esperte sarebbero spettati circa 322 mila euro più interessi e rivalutazioni. Una cifra simile a quella riconosciuta al collega Leo (350 mila euro). Ma in base al verbale citato dal Fatto, Esperte avrebbe ottenuto 850 mila euro “a titolo di risarcimento del danno da perdita di chance, danno all’immagine e danno biologico”. Le modalità di pagamento sarebbero state indicate così: “le seguenti modalità: 300.000 euro al 31/01/2026, 300.000 euro entro il 28/02/2026 e la restante somma, pari a 250.000 euro entro il 31/3/2026”. Cursi ha motivato la scelta sostenendo che “quegli 85 0mila euro hanno chiuso tombalmente tutti i contenziosi penali e civili. I fatti erano soggetti a prescrizione, avremmo potuto fare causa anche a Almiento volendo ma abbiamo evitato: abbiamo fatto una valutazione di opportunità insieme a tutti gli avvocati e abbiamo chiuso tutto”. Alla domanda sulla differenza rispetto alla posizione di Leo, Cursi ha risposto: “C’erano delle differenze: Leo ha lavorato nel corso dei 10 anni e poi è andato in pensione e Esperte no. Questo ha inciso molto sulla quantificazione”.
Nel verbale, secondo la ricostruzione, Esperte “rinuncia alla reintegra nel posto di lavoro” e “manifesta la sua disponibilità a essere riassunto”. La società si sarebbe impegnata ad assumerlo “senza periodo di prova, con riconoscimento dell’aumento periodico di anzianità e delle ulteriori indennità maturate nelle more”. L’accordo indicherebbe inoltre che “la somma è esente da prelievo fiscale trattandosi di risarcimento danno emergente”. Sulla natura della transazione, Cursi ha precisato di non aver favorito nessuno “ma solo la Stp”. Esperte, contattato dal Fatto, ha dichiarato: “Non c’è stato alcun trattamento di favore. Non rilascio dichiarazioni ma può sentire il mio avvocato, che le darà tutte le risposte”. Il legale Donato Musa ha però risposto: “Per mio costume non fornisco notizie sulle cause che seguo”.
La situazione economica della società è preoccupante, come testimoniato dalla gestione dei buoni pasto. La prima settimana di maggio i 343 dipendenti della società sarebbero rimasti senza buoni pasto. Secondo la ricostruzione del quotidiano, i ticket dei dipendenti sarebbero stati ripristinati il 4 maggio, attingendo provvisoriamente ai fondi destinati al Tfr.
Rientrato in Stp, Esperte ha assunto l’incarico di responsabile delle relazioni sindacali. Resta da chiarire quale impatto abbia avuto la transazione sugli equilibri finanziari della società e se l’esborso sia stato valutato come l’opzione più conveniente per l’azienda pubblica.