Il gup di Roma ha rinviato a giudizio l'imprenditrice Maria Rosaria Boccia, accusata di stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata ai danni dell'ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Contestati anche i reati di diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum in relazione all'organizzazione di alcuni eventi. Il processo è stato fissato al prossimo 6 ottobre.
L'inchiesta è partita dopo un esposto presentato dall'ex ministro. Nel procedimento si sono costituti, come parti offese, lo stesso Sangiuliano, la moglie Federica Corsini e l'ex capo di gabinetto del ministero della Cultura, Francesco Gilioli.
Boccia: "Sono soncertata"
"Certamente la decisione non soddisfa, sia in considerazione di quanto prodotto in udienza che per la celerità in cui il Giudice ha manifestato la propria decisione. Nel corso della discussione si sono sviscerati i punti nevralgici contenuti in un fascicolo di circa diecimila pagine e si auspicava in una più attenta analisi", afferma Maria Rosaria Boccia dopo la decisione del gup. "I caratteri essenziali della condotta persecutoria nulla hanno a che fare con quanto documentalmente emerso non solo in udienza ma nell'intera fase di indagine. Stesso discorso per le lesioni, non sono state prese in considerazione le incongruenze emerse con i medici che hanno visitato Sangiuliano il 17 luglio ma pare sia stato considerato un certificato prodotto dopo due mesi dall'evento in netta contrapposizione a dati fattuali. Lo sconcerto è tanto, ma anche la consapevolezza di dimostrare tutto ciò in sede dibattimentale".
I legali di Sangiuliano
"Ringraziamo la procura perché si tratta di un'imputazione fortemente innovativa e vede già nella relazione sentimentale l'attività di stalking. Sotto questo profilo è un capo di imputazione che riconosce la sottomissione nell'ambito della relazione, e ovviamente il giudice ha disposto il rinvio a giudizio. Un processo che riabilita a nostro giudizio il dottor Sangiuliano". Così i legali di parte civile, di Gennaro Sangiuliano e della moglie, gli avvocati Silverio Sica e Giuseppe Pepe. Nel procedimento è parte civile è anche l'ex capo di gabinetto del dicastero Francesco Gilioli, rappresentato dall'avvocato Renato Archidiacono. "Gilioli si è costituito parte civile perché giustamente - afferma - si è sentito diffamato dalle informazioni propalate da Boccia in ordine alla sottoscrizione di un contratto che non è mai stato sottoscritto e alla sparizione del contratto stesso. Vediamo lesa la sua immagine di alto funzionario dello Stato".
Gli avvocati della Boccia
Gli avvocati dell'imprenditrice, i legali Francesco Di Deco e Saverio Sapia, all'ingresso del tribunale in piazzale Clodio, a Roma, avevano ostentato tranquillità: "Non siamo assolutamente preoccupati e siamo convinti che non ci sia alcuna condotta illecita, alcun atto persecutorio. Noi dimostreremo che dagli inizi di giugno del 2024 era l'allora ministro a proporle in primis la nomina e successivamente già dalla settimana dopo si dichiarava follemente innamorato e quindi, a meno che non sono cambiati i canoni dello stalking, a me non risulta che una persona che è sottoposta a stalking e dichiara di avere paura manda ogni giorno in maniera quasi asfissiante, azzarderei adolescenziale, messaggi con cuoricini. Quindi c'è una discrasia in tal senso. Stesso discorso per quanto riguarda le lesioni".
I legali hanno poi aggiunto che "la condotta è stata totalmente diversa, è stata ammessa ad ascoltare una telefonata e quindi come presente, cioè il consenso non era rilevante: in quel caso era il querelante a permettere di ascoltare la telefonata in viva voce.
Poteva benissimo in qualunque momento staccare e interrompere la comunicazione tenutamente privata. L'incriminazione è davvero fumosa e speriamo di poterlo dimostrare già in questa fase processuale, senza dover andare in dibattimento".