La Procura di Roma ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, nell’ambito dell’inchiesta sul caso Almasri. L’ipotesi di reato è quella di “false informazioni”. Immediato l’intervento del Guardasigilli Carlo Nordio, che si dice “perplesso” per la tempistica della magistratura.
È la stessa Bartolozzi a rompere il silenzio, affidando a una dichiarazione la propria posizione: “Mi è stato appena notificato, per il tramite del mio legale, l'avviso di conclusioni delle indagini preliminari da parte della Procura di Roma. Sono assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità”. Nessuna intenzione di fare passi indietro, dunque.
Dal canto suo, come anticipato, il ministro Nordio interviene senza esitazioni per blindare la sua più stretta collaboratrice: “La massima e incondizionata fiducia sull'operato della medesima e la mia umana vicinanza rispetto ad una iniziativa sulla cui tempistica rimango perplesso. Naturalmente il mio capo di gabinetto continuerà, con ancora maggiore motivazione, ad affiancare la mia opera di riforma". Una presa di posizione netta, non solo sul piano personale ma anche su quello politico.
Da settimane al centro del dibattito, il caso Almasri si arricchisce così di un nuovo capitolo. Ma dal ministero non filtra alcun segnale di arretramento. La Bartolozzi è stata iscritta dalla Procura di Roma sul registro degli indagati per il reato all'articolo 371 bis del codice penale, ossia false dichiarazioni al pm. Nel mirino le informazioni fornite al tribunale dei Ministri - "una versione da ritenere sotto diversi profili inattendibile e, anzi, mendace" - in relazione a una parte dell'inchiesta sul caso Almasri, accusato dalla Corte dell'Aia di crimini di guerra e contro l'umanità.
Ricordiamo che l'inchiesta vede indagati anche il premier Giorgia Meloni, il già citato ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.