Cronaca giudiziaria

Oltraggio a Montanelli, il giudice assolve le attiviste

Il reato, ha stabilito il giudice, non è punibile. Le due attiviste erano accusate di deturpamento e imbrattamento in concorso. Resta l'amarezza per le modalità di certe proteste ideologiche

Oltraggio a Montanelli, il giudice assolve le attiviste

L'oltraggio riferito alla storia di Indro Montanelli era comparso sull'asfalto, dopo le proteste femministe contro la statua del grande giornalista. "Colonialismo è stupro", scrissero due attiviste del movimento Non una di Meno, nel corso di una manistesfazione del 16 giugno 2020 a Milano. La vicenda era poi finita davanti a un giudice e per le manifestanti imbrattatrici ora è arrivata l'assoluzione in primo grado da parte del tribunale di Milano, terza sezione penale. Secondo il giudice, infatti, il reato non è punibile.

Le due attiviste, Paola Di Lauro (21 anni) e Francesca Gallarati (27), dovevano rispondere dei reati di "deturpamento e imbrattamento in concorso" fra loro per aver dipinto e sporcato con quella frase il manto stradale di Piazza della Scala - via Case Rotte. La procura aveva anche contestato loro l'aggravante del fatto commesso su immobili pubblici e il Comune di Milano si era costituito come parte offesa. L'atto dimostrativo era avvenuto a seguito di alcune affermazioni critiche del sindaco di Milano e di altri esponenti della società civile contro l'atto vandalico che, mesi prima, interessò la statua di Indro Montanelli, imbrattata ai giardini di Porta Venezia a lui intitolati.

Ma per il giudice Alessandra Borselli la condanna è esclusa per "causa di non punibilità", formula che riguarda la particolare tenuità del fatto e comportamenti non abituali da parte degli imputati. Sul fronte giuridico, dunque, la vicenda si è chiusa in questo modo e non necessita di ulteriori chiose. Piuttosto, al di là degli aspetti strettamente legali che riguardavano il gesto in sé, continuiamo a nutrire una forte perplessità sui contenuti e lo stile di certe proteste plateali, in questo caso rivolte contro uno dei più illustri giornalisti italiani, nonché fondatore de ilGiornale.

Inutile infatti nascondere che quella narrazione femminista ostile al grande Indro sia stata percepita da molti come un'ingiusta provocazione riferita a un dato biografico che il giornalista toscano raccontò e contestualizzò più volte: le sue nozze in Etiopia con la giovanissima Destà. Montanelli nella sua carriera affrontò critiche e diatribe ben più aspre, dunque supponiamo che non sarebbe rimasto turbato dalle rimostranze delle attiviste. Ben più fastidioso, piuttosto, è lo strisciante desiderio di alcuni movimenti giovanili di riscrivere o cancellare la storia con i suoi protagonisti. Peraltro, non a colpi di argomentazioni articolate ma con l'inconsistenza della vernice che insozza e poi scivola via.

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