Jacques e Jessica Moretti, gestori del locale Le Constellation che ha preso fuoco la notte del 1° gennaio a Crans-Montana, ora sono sotto indagine anche in Italia. La procura di Roma li ha iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica. Stando a quanto si apprende, i due al momento non verranno sentiti a Roma.
L’inchiesta condotta dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pm Stefano Opilio ha messo agli atti le testimonianze dei ragazzi italiani rimasti feriti nel rogo del locale. Tutti, ormai, sono fuori pericolo dopo lunghe settimane trascorse negli ospedali italiani, dove i medici hanno lottato con tutte le loro forze per strapparli alla morte. Il percorso di cura non è ancora finito, anzi, è appena iniziato per questi giovani sopravvissuti, che però possono sperare di poter ancora avere una vita, a differenza dei 41 coetanei che in quel locale hanno trovato la morte a causa dell’incendio. Dalle testimonianze è emerso che le porte di sicurezza non si potevano aprire quella notte, che nessuno ha dato indicazioni ai presenti per uscire dal locale e non sono stati nemmeno utilizzati gli estintori.
Le fiamme hanno avvolto rapidamente il locale a causa dell’assenza di materiali ignifughi e per gli oltre 200 ragazzi che quella notte volevano solo divertirsi, quel locale si è trasformato in una trappola mortale. Anche in Svizzera, intanto, proseguono gli interrogatori e le indagini. Ieri è stato sentito il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud. Undici ore di interrogatorio per cercare di fare chiarezza sulle dinamiche di una cittadina in mezzo alle Alpi che sta riservando molte sorprese. Ma c’è un caso che sta facendo rumore nel Paese elvetico ed è quello di Henry D, 18enne del Canton Vaud che quella notte era nel locale. Al momento dell’esplosione lui e un’amica erano fuori dal locale, erano usciti a prendere dell’aria: quando sentono il boato accorrono, Henry entra ed esce diverse volte dal locale per mettere in salvo gli amici, fino a quando i pompieri non lo fermano. Fuori dal locale aiuta i feriti e nonostante fisicamente non abbia avuto conseguenze, rimane traumatizzato da quell’esperienza e ha bisogno di cure psicologiche.
Ma secondo la procura lui non è da includere nelle vittime perché, secondo la legge svizzera, “la parte lesa deve subire un danno che è direttamente in relazione causale con il reato perseguito. Le persone che subiscono un danno indiretto non hanno lo status di parte lesa”.