Cronaca giudiziaria

Anziana costretta a restituire il risarcimento per la morte del marito: ecco perché

Un'anziana originaria di Lucca dovrà restituire i 180mila euro di risarcimento che il tribunale le aveva concesso a seguito della morte del marito, avvenuta nel 2003 in ospedale dopo quattro giorni di ricovero

Anziana costretta a restituire il risarcimento per la morte del marito: ecco perché

Il marito morì quasi vent'anni fa dopo il ricovero in ospedale. E a seguito del decesso, dopo aver fatto causa ai medici, il tribunale condannò la Asl ad erogarle un risarcimento pari a 180mila euro. Somma che la donna dovrà però restituire, visto che proprio nelle scorse ore la Cassazione ha ribaltato la sentenza. E non perché non avesse diritto ad essere risarcita, bensì per un cavillo legale che ha penalizzato la strategia giudiziaria delineata dai suoi legali. Protagonista della vicenda concretizzatasi in Toscana è un'anziana originaria di Lucca, che a distanza di due decenni dai fatti si ritrova suo malgrado senza più il coniuge e senza l'indennizzo inizialmente accordatole per quello che lei stessa considerava un caso di malasanità. Stando a quanto riportato dal sito Luccaindiretta.it, tutto iniziò il 10 agosto del 2003, quando l'uomo venne ricoverato presso l'Ospedale Versilia per un'insufficienza respiratoria acuta.

Il paziente morì tuttavia dopo soli quattro giorni di ricovero e la consorte decise di denunciare i medici che lo avevano in cura per omicidio colposo, costituendosi parte civile nel processo penale. Tramite i suoi legali scelse tuttavia di non chiamare in causa l'ospedale in questione e anche questa scelta, a posteriori, si rivelò penalizzante. Nel procedimento penale i dottori furono assolti perchè il fatto non sussisteva e la costituzione di parte civile in questi casi segue e gli esiti del processo. Il verdetto penale passò quindi in giudicato e solo in quel momento la pensionata decise di chiedere i danni civili ad Asl Toscana Nord Ovest. Negli scorsi anni ottenne perciò una prima vittoria in primo grado, poi confermata in Appello, con tanto di risarcimento. L'azienda sanitaria optò a quel punto per il ricorso in Cassazione e proprio pochi giorni fa gli ermellini hanno dato ragione ad Asl.

I motivi? La donna non era costretta a costituirsi parte civile ed avrebbe potuto attendere gli esiti penali per poi decidere se agire in sede civile (anche dopo l’assoluzione penale): le due sentenze non si sarebbero influenzate a vicenda, perché si tratta di due procedimenti autonomi. Ma soprattutto, non avendo chiamato in causa l’ospedale Versilia nel processo penale, non avrebbe potuto chiedergli i danni in sede civile come invece ha fatto. Una cifra che in buona sostanza le spettava, ma che dovrà restituire alla luce di un vero e proprio "errore strategico". "Alla luce di quanto evidenziato - si legge nella sentenza - ne consegue che, nella fattispecie in esame, l’assenza di coincidenza soggettiva tra le parti del giudizio penale e quelle del giudizio civile di danno non è dirimente per escludere l’efficacia extra-penale del giudicato di assoluzione dei medici ausiliari dell’ospedale Versilia in favore di quest’ultima struttura sanitaria”.

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