Ci sarebbero delle incongruenze tra la versione fornita dai poliziotti coinvolti nella sparatoria avvenuta nel boschetto della droga di Rogoredo (Milano), lo scorso 26 gennaio, e quella dei legali di Abderrahim Mansouri, il 28enne pusher marocchino ucciso con un colpo di pistola sparato da Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della squadra investigativa del commissariato di Mecenate indagato per omicidio volontario. A partire da quel “buco” temporale, di circa 23 minuti, prima della chiamata ai soccorsi, di cui parlano in anteprima sulla loro edizione cartacea alcuni quotidiani questa mattina.
La versione dei poliziotti
Secondo quanto messo a verbale da Cinturrino e dagli altri colleghi, quattro dei quali indagati con l’ipotesi di favoreggiamento e omissione di soccorso aggravata, il colpo sarebbe stato esploso da una distanza di venti metri, per legittima difesa. Mansouri sarebbe stato armato di una pistola, poi risultata una replica a salve: “Lui aveva la mano in tasca, ha tirato fuori la pistola e me l’ha puntata”, ha raccontato Cinturrino agli investigatori. Una ricostruzione che, però, contrasta con quella dei legali della vittima.
“Non aveva la pistola”
Gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli sostengono che Mansuri fosse sprovvisto di pistola: “Non solo non l’ha puntata contro, ma non ce l’aveva”, dicono. A suffragio di questa ricostruzione, secondo i legali, ci sarebbero le testimonianze di un paio di persone ritenute “credibili” dagli inquirenti. Il che “fa ipotizzare non solo un inquinamento della scena del crimine, ma una messinscena, un depistaggio”.
La chiamata ai soccorsi
Tra i tanti punti ancora da chiarire nella dinamica dell’accaduto, c’è anche quello della chiamata ai soccorsi. Secondo quanto emerso finora dalle indagini, sarebbero passati 23 minuti dal momento dello sparo, quando cioè Mansouri resta a terra agonizzante, e la telefonata al 118. Da qui l’ipotesi di omissione di soccorso aggravata contestata ai quattro colleghi di Cinturrino - tre uomini e una donna - che avrebbero assistito alla drammatica scena.
I quattro poliziotti sentiti in Procura
Intanto, questa mattina, i quattro agenti sono stati sentiti in Procura.
Riguardo all’ipotesi di favoreggiamento, secondo gli inquirenti, avrebbero “aiutato” Cinturrino “ad eludere le investigazioni della squadra mobile omettendo di riferire la presenza sul luogo del delitto di persone diverse dagli operanti di polizia”. Inoltre, gli indagati “avrebbero riferito in modo non conforme al vero la successione dei propri movimenti, la posizione e la condotta degli altri soggetti presenti”.