C’è una piccola “goccia di sangue”, catalogata dal RIS di Parma nel 2007 come “traccia 45” e ricondotta a Chiara Poggi, che è diventata di particolare interesse investigativo nelle indagini condotte dalla procura di Pavia sul delitto di Garlasco. Il reperto, apparentemente secondario rispetto alle tracce evidenziate sulla scena del crimine, ha acquisito una rilevanza diversa nella nuova ricostruzione della dinamica omicidiaria. La sua posizione risulterebbe congruente, infatti, con l’impronta attribuita alla mano destra di Andrea Sempio, individuata sulla parete destra della taverna in cui, il 13 agosto 2007, venne trovato il corpo senza vita della 26enne. “Questa traccia si trova appena sotto l’impronta 33, leggermente più a destra di quest’ultima”, si legge nell’informativa redatta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano. Un dettaglio che ha riacceso l’attenzione circa una possibile correlazione tra i due rilievi.
La “traccia 45”
La Bpa ha evidenziato che la “traccia 45” è un elemento isolato: non fa parte di un “pattern ematico”, cioè un insieme di macchie utile a comprendere l’evento che le ha prodotte. Pertanto non è possibile conoscere l’origine. Un’indicazione significativa, però, è rappresentata dalla presenza del cosiddetto “satellite”, ossia una microgoccia (quella più piccola che si vede nella foto, ndr) generata dall’impatto del sangue sulla parete. La disposizione suggerisce una probabile traiettoria della “traccia 45”, indicando che “la stessa proviene da destra con un andamento obliquo a sinistra e dall’alto verso il basso” e non sarebbe riconducibile a un “pattern creatosi a seguito di brandeggio o altro”, ovvero al movimento dell’arma insanguinata. L’ipotesi più probabile è, invece, che la goccia si sia staccata da un oggetto già intriso di sangue, collocato a un livello superiore rispetto al punto di impatto.
La correlazione con l’impronta 33
Sulla scorta di questa rivalutazione, gli investigatori ritengono che la “traccia 45” valorizzi la presenza dell’impronta 33, attribuita per 15 minuzie (dettagli delle creste papillari) ad Andrea Sempio. Nell’informativa, infatti, i carabinieri precisano che la goccia di sangue segue “lo stesso andamento con il quale è stata lasciata l’impronta 33”. “Nello scenario ampiamente contestualizzato dalle dichiarazioni degli uffici del RIS che operarono nel 2007, è consolidato che, nella complessa scena del crimine, i tecnici trattarono la parete del vano scale nella consapevolezza che, secondo la dinamica omicidiaria, ci si aspettasse che l’autore avesse assunto una posizione di appoggio quando il corpo di Chiara Poggi si trovava già nel vano scale”, si legge nel documento.
In tal senso, “la reazione che il contatto 33 aveva avuto con la ninidrina, restituendo una colorazione accesa rispetto agli altri contatti emersi sulla medesima parete, evidenziava caratteristiche che facevano ritenere che tale contatto fosse di una mano bagnata”.