A Torino esiste un problema importante di sicurezza pubblica, come testimoniano gli eventi che accadono in città e che sono sempre più frequenti, con intere zone cittadine che sono preda di baby gang formate da giovani e giovanissimi, il più delle volte "maranza". Questi soggetti sono ben noti alle forze dell'ordine locali, soprattutto per reati predatori ma da qualche anno sono anche tra i componenti più esagitati delle manifestazioni di piazza organizzate dai collettivi e dalla sinistra radicale locale. Gravitavano nell'area di Askatasuna e con la causa palestinese hanno trovato nelle manifestazioni un pretesto, dal loro punto di vista lecito, per sfogare la violenza. Ma i protagonisti sono sempre quelli, come dimostra l'indagine condotta dalla procura di Torino.
In questi giorni è stata portata a termine l'operazione Riot, che si è conclusa con gli arresti di 7 persone, di cui anche alcuni minori, e con un daspo per un'ottava persona, per i disordini dei pro Pal dello scorso 3 ottobre, quando la città di Torino è stata messa a ferro e fuoco. Tra questi soggetti sono stati identificati anche alcuni che oltre a partecipare alle volenze pro Pal hanno partecipato a eventi criminosi in città, come denunciato da alcuni ragazzi che sono stati malmenati e rapinati nel parco Bongiovanni di Grugliasco. "Siete voi quelli che si devono picchiare con Pietro?", è stato l'approccio di tre stranieri a bordo di un monopattino. Dopo aver ricevuto risposta negativa, i tre sono tornati ma con i "rinforzi", circa 20 persone. A quel punto sono iniziate le solite provocazioni, l'accerchiamento e la minaccia di colpire con un coltello: "Guarda che ti buco".
Volano schiaffi, pugni e calci, uno dei ragazzi tenta di difendere il proprio borsello ma viene malmenato. Una delle vittime viene portata in ospedale dove refertano la frattura dell'orbita e del naso: viene sporta denuncia e gli aggrediti riescono a riconoscere i propri aggressori, soprattutto grazie agli abiti indossati durante gli eventi. Erano vestiti tutti con abiti di marca, roba costosa tra cappelli e pellicce. Tra loro c'è anche Youseff K., 19 anni, che nelle immagini dei disordini davanti alla prefettura del 3 ottobre è stato uno dei più riconoscibili per via di una tuta rossa. È tra quelli che viene identificato e fermato la notte stessa del 3 ottobre e denunciato anche per resistenza a pubblico ufficiale, perché ha colpito con violenza uno dei poliziotti che lo stava arrestando. Da questa identificazione partono tutte le indagini e le forze dell'ordine hanno proceduto al monitoraggio per ricostruire la sua rete per dare un nome ai protagonisti della guerriglia e non solo: il 9 ottobre si è consumata un'altra aggressione, stavolta una tentata rapina.
"Dammi il monopattino o ti accoltello", la minaccia. Poi il diniego e l'ennesimo scontro con bottigliate e botte, finché la vittima non è crollata a terra con la frattura delle ossa della fronte.