Cronaca giudiziaria

Indagato per omicidio, può già uscire dal carcere: ecco perché

L'avvocato di Daniele Bedini, il falegname accusato di un duplice omicidio a Sarzana, ha chiesto per il suo assistito la perizia psichiatrica. La richiesta è stata accolta e qualora venisse dimostrata la sua incapacità di intendere e di volere, l'uomo lascerebbe il carcere in attesa della sentenza

Una foto di Daniele Bedini
Una foto di Daniele Bedini

È indagato ormai da sei mesi per l'omicidio di una prostituta e di un transessuale, mentre sta già scontando dietro le sbarre due anni per rapina a mano armata compiuta a Massa. Eppure, a determinate condizioni, potrebbe presto uscire dal penitenziario di Cuneo nel quale è attualmente detenuto: il legale di Daniele Bedini ha chiesto per il proprio assistito la perizia per stabilire l’incapacità temporanea o permanente di intendere del giovane. E il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta: il prossimo 7 dicembre si procederà quindi con l'incidente probatorio. Lo riporta La Nazione, facendo il punto sul caso del falegname di 32 anni accusato di aver ucciso a Marinella di Sarzana (in Liguria, nella provincia di La Spezia) Nevila Pjetri e Carlo Bertolotti (noto come Camilla).

Il trentaduenne avrebbe già alle spalle precedenti per rapina, ricettazione e droga e già nei mesi scorsi ha tentato di evadere dalla casa circondariale di Sarzana, dove era stato condotto. Aveva agito realizzando una corda con tutti gli stracci, i tessuti e i residui di lenzuola che è riuscito a mettere da parte durante le prime settimane di detenzione, anche se la sua azione aveva scarse probabilità di successo. Alla luce di tutto ciò e di un nuovo tentativo era quindi stato trasferito in Piemonte, in regime di "14bis": non può avere contatti con altri detenuti e non può frequentare i corsi scolastici. La misura restrittiva di carcerazione, presa dopo i tentativi di evasione, prevede inoltre per Bedini una sorveglianza speciale, l’isolamento, l’impossibilità di vedere la televisione, di avere un fornelletto in cella e di poter avere mobili e armadi o suppellettili. La difesa aveva presentato reclamo anche verso queste misure e il tribunale di sorveglianza di Torino dovrebbe esprimersi a breve.

E nel frattempo arriverà anche l'esito della perizia, visto che manca poco più di una settimana: l'obiettivo dell'avvocato difensore sembrerebbe quindi quello di dimostrare come il presunto omicida fosse incapace di intendere e di volere. E in caso di verdetto positivo, per Bedini potrebbero perciò spalancarsi (in uscita) le porte del carcere: potrebbe in quel caso attendere la sentenza in una Rems (ovvero una "residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza") in condizioni decisamente più favorevoli di quelle attuali. Senza dimenticare i risvolti potenzialmente a suo favore che l'intero processo potrebbe prendere, a quel punto. I prossimi giorni saranno insomma decisivi, in una direzione o nell'altra.

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