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L'Italia apre il processo alla Svizzera

Roma annuncia "un'azione comune". Canton Vallese, rimborso choc: 10mila franchi

L'Italia apre il processo alla Svizzera
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Rischia di essere un procedimento lungo, e l'Italia vuole coordinare «un'azione comune» sul fronte giudiziario «sia in territorio elvetico sia in quello italiano, e valutare le possibili iniziative da intraprendere». Oggi a Palazzo Chigi è stato fissato un incontro tra le famiglie delle vittime il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, l'avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, i rappresentanti dei ministeri degli Esteri, dell'Interno, degli Affari europei e della Protezione civile. La Procura di Roma ha trasmesso la rogatoria alla Svizzera per acquisire gli atti dell'inchiesta e procede con le autopsie per chiarire le esatte cause della morte delle vittime italiane.

Dai verbali dei testimoni sentiti dai magistrati elvetici, emerge anche quello di E., 15 anni, che quella sera si trovava nel locale con i sei italiani rimasti uccisi e con gli altri gravemente feriti. Quando ha visto il fuoco che iniziava a propagarsi, è subito fuggito con un amico. È stato tra i primi a lasciare il locale e a contattare i vigili del fuoco: «Ho chiamato il 144 alle 01:29. Uno o due minuti più tardi, il fuoco era già al piano superiore. Prima di uscire, ho avvisato l'agente di sicurezza che c'era un incendio nel seminterrato. Lui è sceso per andare a verificare e altre persone ne hanno approfittato per entrare. Questo ha creato caos, le persone si incrociavano sulle scale». Il giovane precisa anche che «gli agenti di sicurezza hanno soccorso i clienti».

Agli atti delle indagini emerge anche una legge della Svizzera che nel 2023 aveva introdotto il divieto di rinnovare le licenze ai locali se i titolari non avessero presentato anche il casellario giudiziale. Eppure Jaques Moretti, è emerso solo dopo la strage del Constellation, aveva precedenti penali risalenti al 2008, con una condanna in Francia per sfruttamento della prostituzione.

Non è al momento noto se la Procura federale abbia iscritto sul registro degli indagati i funzionari del Comune di Crans-Montana che avrebbero dovuto svolgere controlli annuali sui locali, compreso quello dei Moretti. Che nel 2015 avevano sostituito la schiuma fonoassorbente sul soffitto, comprata personalmente da Jacques in un negozio di bricolage. Il Comune non ha fatto ispezioni dal 2019, e andrà verificato perché in quelle precedenti nessuno abbia ritenuto di segnalare un rischio incendio per i pannelli in poliuretano. Sul fronte dei risarcimenti, il Consiglio federale svizzero ha fatto sapere garantirà alle famiglie un sostegno adeguato, e che se necessario richiederà finanziamenti al Parlamento. Per il momento il governo cantonale ha stanziato per le famiglie diecimila franchi, e ha annunciato che sarà creata una fondazione indipendente per gestire le donazioni. I risarcimenti però, secondo un calcolo fatto dagli avvocati, potrebbero arrivare a centinaia di milioni di euro.

Restano le polemiche nei confronti della Procura che sta conducendo le indagini. Diversi avvocati chiedono che l'inchiesta passi di mano a un procuratore esterno al Cantone, per arginare il rischio di collusioni, conflitti di interesse o conoscenze che all'esterno possano far apparire gli inquirenti non imparziali. Agli atti della prima fase dell'indagine c'è anche la nota inviata ad alcune famiglie dalla Polizia cantonale, in cui venivano suggeriti tre avvocati per riunire le denunce, di cui uno è il cugino del legale del comune di Crans-Montana.

Uno dei professionisti già incaricati dalle famiglie, Romain Jordan, ha mandato una dura nota alla Procura, chiedendo di chi sia stata l'iniziativa, sei dei magistrati o della Polizia, senza ottenere risposta: «Tutto questo solleva questioni di imparzialità e di indipendenza».

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