Minacce a Salvini: estremisti di sinistra salvati dalla prescrizione

Dieci contestatori cercarono di impedire con la forza un comizio di Matteo Salvini a Massa. Trattandosi però di un episodio risalente al 2015, il processo che li vedeva imputati si è concluso con la prescrizione

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini

Erano finiti davanti al giudice per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni: erano intenzionati ad impedire con la forza il comizio di Matteo Salvini e pur di riuscirci non avrebbero esitato ad aggredire le forze dell'ordine che cercavano di calmarli. Nessuno degli imputati verrà però condannato nonostante le prove, perché nel frattempo è intervenuta la prescrizione. E così, le dieci persone accusate di aver trasformato quello che doveva essere un momento di confronto democratico a Massa (in Toscana) in un vero e proprio episodio di violenza l'hanno fatta franca. Nelle scorse ore, il giudice del tribunale di Massa ha infatti accolto la richiesta del pubblico ministero, al termine di un'udienza durata una manciata di minuti. E si è chiusa in un nulla di fatto una brutta pagina risalente al 2015. L'attuale ministro delle Infrastrutture arrivò nella città toscana per sostenere i candidati al consiglio regionale in vista delle imminenti elezioni, in una Toscana allora più "rossa" di quanto non lo sia oggi.

Lo testimonia il fatto che l'unico capoluogo di provincia amministrato all'epoca dal centrodestra fosse di fatto Prato, nel mezzo di una regione governata dalla sinistra. Fu in questo quadro che Salvini si presentò quindi a Massa, per un evento elettorale regolarmente autorizzato. Ancor prima del suo arrivo, la piazza venne però occupata da alcuni simpatizzanti di estrema sinistra, i quali non si limitarono ad insultare e a minacciare il segretario della Lega. I contestatori andarono ben oltre, tentando con la violenza di far sì che il comizio non si svolgesse. E non si fermarono neppure dinanzi a polizia e carabinieri: stando a quanto riportato dal quotidiano La Nazione, gli antagonisti non esitarono a scagliarsi contro le forze dell'ordine e i presenti, in una vero e proprio climax ascendente di violenza. L'indagine andò avanti per quasi un quadriennio: soltanto nel 2019 l’allora pubblico ministero titolare dell’inchiesta chiuse le indagini, inviando ai diretti interessati l’avviso di conclusione in vista del rinvio a giudizio.

E le prove a carico dei dieci imputati (uomini di età compresa fra i 28 e i 50 anni, originari della Toscana e della Liguria) apparivano nette: in alcuni casi erano emerse a sostegno dell’accusa le testimonianze dei diretti interessati, ovvero degli agenti che erano sul posto per assicurare che tutto filasse liscio. In altri, nel fascicolo della procura erano finiti anche filmati e fotografie. In qualche altro caso, infine, ci sono sia le testimonianze che le immagini registrate: c’è chi è stato filmato mentre lanciava delle uova colpendo gli agenti, chi impugnava una lunga asta di legno e la usava per colpire i carabinieri, chi invece afferrava il casco di un poliziotto che stava cercando di sedare gli animi e cercava di farlo cadere a terra. Va detto che da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, inclusa la "storica" vittoria del centrodestra alle elezioni comunali massesi del 2018.

Forse però ne è trascorsa troppa, sotto certi aspetti: alla luce degli otto anni ormai trascorsi, i reati in questione sono stati prescritti. E gli accusati non pagheranno, a dispetto degli indizi evidenti che accerterebbero le loro responsabilità.

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