Cronaca giudiziaria

Non chiederò i domiciliari”. L’avvocato di Turetta presenta una prima linea difensiva

Niente richiesta di domiciliari in questa fase per Filippo Turetta, che resterà dietro le sbarre a Verona. L'avvocato non si sbilancia sulla perizia psichiatrica

“Non chiederò i domiciliari”. L’avvocato di Turetta presenta una prima linea difensiva

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L'avvocato di Filippo Turetta ha avuto oggi il primo vero colloquio con il suo assistito dopo quello conoscitivo che si è tenuto suonino dopo il trasferimento dell'indagato nel carcere di Verona. L'avvocato Giovanni Caruso ha avuto poche ore a disposizione per leggere gli atti e l'interrogatorio si terrà domani, pertanto è plausibile che in questa prima fase Turetta si avvalga della facoltà di non rispondere. Una strategia difensiva pressoché scontata, considerando che il quadro accusatorio è ancora in divenire, considerando che solo nei prossimi giorni verrà effettuata l'autopsia sul corpo di Giulia Cecchettin e che l'auto, insieme ai reperti, potrebbe arrivare in Italia tra qualche giorno, non prima di aver effettuato alcuni esami irripetibili in Germania.

"Non anticipo alcunché per rispetto dell'autorità giudiziaria, se si avvarrà o meno della facoltà di non rispondere", ha dichiarato il legale subito dopo l'incontro in carcere col suo assistito. Quindi, l'avvocato ha aggiunto: "Non presenterò richiesta al Riesame, né richiesta di affievolimento della misura". Tradotto significa che non ci saranno in questo frangente delle indagini richieste per far ottenere a Turetta gli arresti domiciliari. Ma non solo, perché l'avvocato Caruso, a differenza del collega che aveva inizialmente in carico la difesa di Turetta, non ha parlato della possibilità per il momento di procedere con la richiesta di perizia psichiatrica, che comunque dovrebbe esserci quasi di default.

Visti questi presupposti, difficilmente l'indagato potrebbe rispondere colpo su colpo agli inquirenti sull'omicidio della sua ex fidanzata, pertanto l'avvocato potrebbe decidere di prendere tempo anche per far scemare il clamore mediatico attorno al suo assistito, Ma potrebbe esserci anche un'altra via percorribile, che risulta essere la più complessa, che è quella di rendere dichiarazioni spontanee ai giudici, eventualmente ammettere le proprie colpe e chiedere scusa alla famiglia Cecchettin. Intanto proseguono le indagini ed è stato reso noto che a eseguire le analisi sugli oggetti rinvenuti nella vettura, e sulla stessa, saranno i Ris di Parma. A quanto viene spiegato da una fonte qualificata "il capo d'imputazione è fluido", non cristallizzato alle accuse di sequestro di persona e omicidio aggravato dal vincolo affettivo tra Turetta e Cecchettin.

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