
Il caso delle foto delle donne pubblicate on line su siti e gruppi social è destinato ad avere degli strascichi, anche legali. L'intervento di Giorgia Meloni è stato diretto e fermo nel chiedere nessuno sconto per chi si è reso autore di commenti e post sessisti sui social. Il governo si è attivato per intervenire con una legge che stringa le maglie per limitare questo tipo di comportamenti. Ma già adesso, con le leggi che ci sono, chi è stato coinvolto in questo tipo di forum e di gruppi, può attivarsi e l'avvocato Anna Maria Bernardini De Pace sta studiando la possibilità di una class action.
Il punto di partenza, giuridicamente parlando, è la violazione del "principio costituzionale che tutela l'identità e la dignità della persona e, in particolare, in queste vicende è stata ferita con violenza, con l'uso brutale di quelle immagini, l'identità femminile", ha spiegato l'avvocato all'Ansa. Bernardini De Pace è pronta a raccogliere le segnalazioni delle donne vittime di questa pratica machista. Tutte le "donne che sono state ferite con violenza nella loro identità femminile possono partecipare a questa class action e noi per loro chiederemo un risarcimento danni a carico di Facebook", ha proseguito l'avvocato facendo riferendosi principalmente al gruppo Facebook "Mia moglie", chiuso da Meta la scorsa settimana dopo anni di pubblicazioni.
"Lo potremmo chiedere anche agli uomini certo, ma non credo che avessero molto tempo per lavorare, se poi spendevano il tempo così...", ha aggiunto con una frecciata velata Bernardini De Pace, fornendo anche l'indirizzo mail al quale rivolgersi: abdp@abdp.it. Come avvocato, ci ha tenuto a specificare, "svolgerò questa attività solo per una cifra simbolica: nessuna alta parcella ovviamente". Dall'inizio della prossima settimana, Bernardini de Pace e il collega penalista David Leggi inizieranno a studiare il caso del gruppo "Mia moglie", ma anche quello del forum online Phica.eu. Sul fronte penale si potrebbe arrivare a contestare il "revenge porn", ossia il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ma anche eventuali ipotesi di "stalking, violenza o molestia".
Nel frattempo la Polizia postale ha inviato alla procura di Roma una informativa per le foto pubblicate senza autorizzazione sui siti a sfondo sessista: la gestione di alcune di queste piattaforme sarebbe riconducibile a soggetti residenti in Emilia-Romagna e Abruzzo, mentre i server utilizzati risulterebbero collocati negli Stati Uniti.